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2020 – LO (S)CONCERTO DI CAPODANNO.

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Due secoli dopo sono ancora validi quei principi che l’umanità si è ostinatamente rifiutata di applicare, se non in modo del tutto formale.

Molti sembrano perdere ogni fiducia, sconcertati da un andazzo miope, senza prospettive .

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LE RIFLESSIONI E LE OPINIONI DELLA NOVANTATREENNE NONNA EDILIA.

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Siamo tutti un po’ confusi e molto insicuri..  Ce lo confermano le rilevazioni demoscopiche, i sociologi, i sondaggi.  

La “Grande paura nucleare” ha sconvolto il senso della storia, delle convinzioni assiomatiche, il significato delle parole “PAURA”, per nazioni armate (para bellum), è sinonimo pusillanimità.   Oggi PAURA dovrebbe voler dire il coraggio della ragione, autentica, naturale difesa della vita sul nostro pianeta, in tutta la sua estensione.

Il pensiero corre alla creazione “ab ovo” dell’evoluzione mentale dell’umanità.  L’uomo primitivo, pur rudimentale, era assillato dal desiderio di conoscere la sua identità, la sua connotazione in un mondo a lui sconosciuto. 

L’immaginazione diede la sua risposta.  Per “alto volere divino” la Genesi Biblica, fatta propria,in seguito, dalla Religione giudaico-cristiana, con protagonisti un po’favolistici, allegorici, ma il senso del compito che la Divinità dava all’uomo era grave: gli veniva consegnato il dominio del mondo: terra, piante, animali, risorse …   Responsabilità enormi!

Il risultato di cotanta fiducia ebbe all’esordio un fratricidio, segnando la strada al diritto del più forte, alla sopraffazione.  L’impulso egoistico, incontrollato ha immediatamente generato l’iniquità: sfruttamento intensivo della Terra, delle sue risorse e dell’uomo sull’uomo.  Le teorie, divulgate come principi automatici, sono intervenute a dare copertura si selezione naturale, razzismo, cinismo feroce funzionale al progresso.

La Terra, offesa, vulnerata dall’avidità umana, si ribella clamorosamente[1] mentre una enorme porzione di popolazione del terzo e quarto mondo cerca di salvarsi da fame e violenze in esodi incontrollati e disperati.   Problemi seri, drammatici aggravati da paure pregresse e allarmismi indotti.

L’evoluzione di civiltà, cultura, scienza, provvidenzialmente, hanno sconfessato i falsi miti, ma sembrano non bastare.  L’egoismo si trincera in recinti esclusivi, improbabili panacee della nostra trepidazione.  

Il contesto storico nel quale viviamo è complesso ma chiarissimo: ci presenta problemi socio-economici ed ecologici richiamanti una moralità di statura universale.   Un messaggio lucido e grave che invoca l’applicazione all’azione politica di quei valori fondanti che due secoli fa l’Illuminismo ci aveva indicato: libertà, uguaglianza, cooperazione.   La letteratura e la filosofia ne fecero tesoro: l’umanità no; lasciando che ancora imperversassero guerre e genocidi.

Dove s’è nascosta la sapienza dell’Homo Sapiens? 

 

 

[1] http://giuli44.altervista.org/la-terra-si-difende/

3 Risposte a “2020 – LO (S)CONCERTO DI CAPODANNO.”

  1. Noto nel tuo scritto una sottile vena di pessimismo : hai perduto la fiducia nelle magnifiche sorti e progressive dell ‘umanita’? In effetti credo anche io che l uomo occidentale sia giunto al capolinea . Persa la speranza nelle beatitudini dell ‘ aldilà, persa la speranza di costruire un mondo perfetto in quel di qua, trovandosi il vuoto dentro , a che cosa si deve aggrappare per sopravvivere? Avevo un amico che insegnava filosofia e che faceva cose strane come organizzare convegni sul suo pensiero o pubblicare migliaia di copie di suoi libri che nessuno leggeva. Tutti dicevano che era matto; forse era vero,ma forse era un suo modo per esprimere il suo disprezzo per la filo sofia e per tutto il mondo che gira intorno ad essa. Che sia una risata di fronte al mondo quella cosa che ci può salvare ?

    1. Faccio notare che lo scritto non è mio … quello mio lo trovi nel link a margine del post. E’ di qualche tempo fa ma questo non è rilevante. Di rilevante c’è che i barbari sono fra noi e che fra noi quelli che dovrebbero fare la parte di Ezio ci si alleano… Troveremo mai un Giuliano o un Diocleziano?

    2. Qui la risposta dell’autrice.
      COMMENTO REFLUO.
      La catarsi possibile alla rassegnazione, alla resa di fronte al non “voler capire”- paressia fino all’estinzione – non risiede solo nei valori umanistici, necessariamente solo teorici, ma deve realizzarsi mediante un termine più concreto, terrigno. “Collaborazione tra i popoli”: ragionata e legiferata in sedi decisionali, queste sì, globali con trattati, accordi economici sempre condizionati dalla salvezza della Terra e di chi ci vive.

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