25 aprile – celebrazione o ponte?

 

 

 

 

 

 

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Achille trascina il corpo di Ettore davanti alle mura di Troia. (Affresco del palazzo dell’Achilleion a Corfù). MA ETTORE DEVE VIVERE !!! ETTORE SIAMO NOI.

25 APRILE – OCCASIONE PER FARE UN PONTE O CELEBRAZIONE?

Quello che festeggiamo oggi rischia di essere per troppi solo una occasione per fare un ponte ai primi caldi primaverili, ignorando il motivo per cui si fa vacanza.  Certo più di 70 anni sono passati e il ricordo di quel 25 aprile resta una data lontana nel tempo, quasi come quella della scoperta dell’America o della battaglia delle Termopili.   Anche in una città come Genova: l’unica in Europa ad essersi liberata da sola da nazismo e fascismo, costringendo i nemici alla resa.

Quando ero ragazzo anche per me, che non sono più  giovane, il 25 aprile era la circostanza nella quale ci si inerpicava per creuze di campagna a far merenda con fave, salame, pecorino. In questa circostanza noi ragazzi sentivamo i racconti riferiti alla festa dai nostri padri, madri, zii e loro amici;  già per noi, nati e vissuti nella pace pur a pochi anni da quella guerra, gli argomenti apparivano non attuali, persi nel passato.

Riferendomi alla amata Iliade che leggevo a scuola facevo un parallelismo accostando Achille ai nazifascisti ed Ettore (l’eroe che ammiravo) ai Partigiani; e in questa storia erano i difensori delle proprie famiglie, case, città che avevano la loro rivincita 20 secoli dopo.

Ma non era così! O meglio non solo così.

Il 25 aprile, dopo tanti decenni, deve essere la celebrazione della ragione contro la forza, del coraggio contro il sopruso, del buon senso pluralista contro la chimera dell’uniformità.  “Tutto il mondo a steppa” era il motto di Attila, issando le sue iurte sulle rovine di città e villaggi!   Ma nessuno oggi, tranne qualche forsennato, lo ricorda nonostante le sue vittorie.  La Ragione ha prevalso, ma potrebbe non essere sempre così.

Questa festa, più che il ricordo del sacrificio di tanti, deve essere di monito a chi non l’ha vissuta per quello che può ancora accadere. “Ancora tuona il cannone, ancora non è contento di sangue la belva umana” canta Guccini in un brano che sempre mi commuove.  E la belva umana è ancora in mezzo a noi, troppo spesso dentro di noi quando ci facciamo affascinare e convincere da parole d’ordine di odio, da atteggiamenti violenti, da lupi travestiti da agnelli.

La festa di oggi deve ricordarci che tolleranza, rispetto delle regole non sono segnali di debolezza, ma di forza.  Che le regole vanno, nella maniera più ampia, condivise, scritte insieme, ma non vanno scritte coi lupi.  L’icona di questo animale, in sé degno di rispetto, va lasciata fuori della porta, nella sua foresta di odio e di buio dell’intelletto.

Le regole vanno rispettate perché sono la base della civile convivenza, ma ci sono regole che pur non scritte, vengono prima: gli altri sono il nostro prossimo, non il nemico; il mondo che abbiamo trovato va lasciato integro per chi verrà dopo di noi.  Quando tutto il mondo fosse a steppa non ci sarebbe più nessun essere umano a vederlo!

25 aprile 2018

 

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