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AEGRI SOMNIA.

Giuseppe Arcimboldo – Quattro Stagioni – Inverno.

I sogni del malato celano  la verità (Orazio).

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Nel 2014 il Governo Renzi introdusse il bonus fiscale di 80 Euro a favore dei lavoratori dipendenti a salario medio basso.   L’intenzione era quella di alleviare le condizioni di quei lavoratori, colpiti dalla crisi, e di rilanciare i consumi e con essi le prospettive economiche.

Primo obiettivo centrato.  Sul secondo non mi sento di condividere.  I consumi non hanno avuto quella impennata che ci si attendeva, anzi: in molti hanno preferito accantonare a risparmi almeno una parte di quell’importo, vista la sfiducia  profondamente radicata.    Ricordo le critiche a quella misura, da destra e da sinistra: mancia elettorale, coperture in deficit che aggravavano la già pessima situazione del debito pubblico, misura senza un disegno preciso di cambiamento della situazione.

Mi ero illuso che il pur modesto stanziamento nel bilancio 2020 di una misura per il taglio del cuneo fiscale potesse segnare un cambiamento della rotta[1].  Invece eccolo il provvedimento: estensione ed aumento di quel bonus!  Alla faccia di chi ora siede nell’esecutivo e allora si stracciò le vesti.  Altra occasione mancata per una modernizzazione del Paese e per incidere seriamente sulle politiche del lavoro.

Testimonianza questa della scarsa lungimiranza di chi cerca di governare questo Paese: da sinistra e da destra, con l’aggravante, per quest’ultima, dello spargimento a piene mani di odio sociale e auspicio di politiche autoritarie.

Ora tutto sembra rinviato, sempre che il Governo abbia la forza di resistere allo sconquasso di una possibile sconfitta in Emilia Romagna, ad una riforma globale della tassazione.  Ma ci sono uomini nel nostro Governo col coraggio di prendere decisioni, anche impopolari, che cambino il destino di una inevitabile deriva verso la decrescita?   Uomini che vedano al di là della prossima tornata elettorale, che percepiscano il cambiamento intervenuto nella nostra società, che intendano porre rimedio ad una struttura para-schiavistica del lavoro[2], facendo della cultura del lavoro un punto di forza e non di debolezza e degrado.

Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. (Mt. 7,15).

Ma forse sarebbe più appropriato dire: possono i nostri broccoli produrre bignè o ananas?

 

 

[1] http://giuli44.altervista.org/il-lavoro/

[2] https://www.linkiesta.it/it/article/2019/11/06/luca-ricolfi-intervista-economia-italiana/44228/