Anno 2024. Un racconto di fantascienza. Almeno spero.

ANNO 2024

 

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Un racconto

 di fantascienza.

Almeno, spero.

 

 

 

Il Dottor Antonio

 

Fine luglio 2024, a Genua,  una città di Enotria ex membro della Federazione di Neustria: studio medico.

– Buon giorno, Giulio, accomodati, sono subito da te!

Il Dottor Antonio così accoglieva, chino sul computer dello studio Giulio, suo paziente da lunga data e suo lontano parente.

–   Buon giorno a te, Antonio. Come ti va?

–   Come vuoi che vada… lo vedi come siamo messi.  L’elettricità va e viene, la benzina è quasi introvabile .. mi tocca fare le visite domiciliari a piedi e ….  non sono più un ragazzino!  Ma dimmi, come mai qui?

–    Come saprai fra qualche mese sto per compiere 80 anni.

–   Già! E tra non molti anni toccherà a me.  Chi se lo sarebbe mai immaginato che lo sconquasso a seguito delle elezioni del 2018 ci avrebbe portato a questo.  Vuoi che me ne occupi io quando verrà il momento?  Sai che non lo farò.  Sono obiettore per questa maialata e non mi possono obbligare. … Almeno per ora.  E se mi obbligassero chiuderei immediatamente lo studio.

– Non è per questo. Ora ti spiego. Sai che io ho fatto del mio meglio per oppormi a questi deficienti, ora anche assassini, ma purtroppo la gente è pronta a bere tutto.   Così se la sono bevuta che i guai sono successi per colpa delle opposizioni e della Federazione di Neustria e li hanno rivotati due anni fa con una maggioranza tale che ora possono fare quel che vogliono.- rispose Giulio.

– Ma allora cosa ti aspetti da me?

– Vorrei che tu mi facessi morire!

– Ti ho appena detto, e lo sai bene, che sono un obiettore.  Non pratico il suicidio assistito obbligatorio.

– Certo che lo so! Ma tu dovresti solo stilare per me un certificato di morte.  Io sparirò dopo un finto funerale e chi s’è visto, s’è visto.

– Tu sei pazzo, Giulio, come vuoi che se la bevano?

– Vedi, Anto, io ho lasciato un testamento in cui chiedo la cremazione. D’accordo con i miei la cassa conterrà una quantità di legno pari al mio peso.  Tutto finirà nell’inceneritore e i miei porteranno l’urna con le ceneri nel cimitero di San Biagio che, così fuori mano com’è, è poco controllato, e con lo scarso personale che hanno a disposizione ….

– Mi vuoi far radiare e finire ai lavori forzati?

– Ma dai Anto, sai benissimo che hanno tanta milizia, ma sono tutti dei mezzi deficienti, buoni solo a picchiare  neri,  nordafricani e sud-americani.  Il personale civile, che avrebbe le competenze, se ne sta quasi tutto a casa a godersi la pensione anticipata o il reddito garantito.  Vuoi che i pochi rimasti si sbattano a venire a fare una verifica in un posto così fuori mano per il decesso di un anziano?  Hanno tutti le loro brave gatte da pelare per controllare prigionieri e dissidenti.  E i morti “comodi” non gli mancan di certo.

– Mah!  Forse si può fare.  Quando avresti intenzione di mettere in atto il teatrino, Giulio?

– Fra due settimane è Ferragosto: il giorno più propizio per aver controlli ancor più allentati. Io  sarò nella casa di campagna a San Biagio, così fuori mano per via della penuria di carburante, da non essere sottoposta a molti controlli .  Verrai chiamato che mi sono sentito male: tu, che conosci bene le mie magagne, stilerai un certificato di morte attendibile ed io sparirò.

Ma quali erano le premesse di questa conversazione?  Cosa stava dietro una conversazione che aveva dell’assurdo?

 

Le premesse.

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Nel 2018, ingannati da mirabolanti promesse elettorali, gli elettori di Enotria avevano dato una risicata maggioranza al Partito Nazionale del Popolo.   Dopo un po’ di incertezze iniziali i populisti avevano dato inizio al loro programma: reddito garantito per tutti, pensioni per tutti quelli che compivano 55 anni, creazione di campi di concentramento per chi non aveva la cittadinanza.  Il popolo sembrava gioire delle situazione.  Dopo un paio di anni ci si accorse che pochi erano quelli che volevano lavorare, soprattutto nelle mansioni più umili e faticose.  Le città erano sommerse di rifiuti perché tutti gli addetti alla raccolta si erano licenziati.  Gli autobus, i treni, gli stessi aerei viaggiavano a singhiozzo: mancavano operai per la manutenzione, pezzi di ricambio che ormai giungevano solo dall’estero e costavano carissimi. Il carburante scarseggiava e, quando si trovava, il prezzo della benzina espressa nel Nuovo Tallero, seguito alla “presa di sovranità” monetaria con l’uscita dal “NEU”, l’invisa al PNP moneta unica, raggiungeva cifre iperboliche.  Le città avevano cambiato il loro aspetto; sembrava di aggirarsi per lo Yemen: scarsissimo traffico, cumuli di immondizia in cui razzolavano gatti e cani scheletrici, edifici privi di manutenzione e con sempre più evidenti segni di decadimento, strade con asfalto a pezzi.

 

Il primo provvedimento conseguente fu quello di impiegare in lavori forzati quelle persone che stavano nel campi di concentramento.  La cosa non piacque alla Federazione di Neustria di cui Enotria era membro.  Il provvedimento fu portato davanti al Consiglio Federale di Argentorato che non se la sentì di provvedere alla espulsione del Paese: temendo ripercussioni su tutta la Federazione si limitò ad una mozione di censura, comminando una sanzione pecuniaria espressa in NEU, mai pagata, e tutto, al momento, finì lì.

 

Dopo un altro anno la situazione in Enotria divenne ancor più pesante.  Il Paese, che già sopravviveva prima dell’avvento del PNP con soldi presi a prestito, non aveva più risorse.  Le casse dello Stato risultavano più vuote del Bisannio alla fine di agosto.  Il popolo, ridotto ormai in gran parte ad una plebe come quella della Roma antica, cominciava a rumoreggiare, ritenendosi ingannato dalle insostenibili promesse ricevute.  Roma però era la capitale di un Impero e con le armi imponeva ai popoli soggetti il mantenimento nell’ozio della sua plebe.  Enotria era un membro della Federazione e non poteva imporre nulla a Neustria, che anzi non concedeva più prestiti, essendo diventati ormai inesigibili i vecchi debiti.  Il PNP attribuì la colpa al fatto che da Argentorato non giungevano più risorse sotto forma di nuovi crediti.  Provvide quindi, dopo una martellante campagna elettorale, ad indire nuove elezioni: il “nemico esterno” colpì la fantasia del popolo che diede al PNP una maggioranza questa volta schiacciante.

 

Le condizioni del Paese però non miglioravano solo per una vittoria elettorale del PNP.  La Federazione Nuestriana espulse Enotria.  Le cose precipitavano ulteriormente: il peso enorme delle pensioni assorbiva tutte le entrate erariali.  Il Governo presentò al Parlamento, che approvò, un Disegno di Legge che dichiarava la senilità “malattia incurabile” per chi avesse superato gli 80 anni. I più pensarono a ulteriori benefici monetari per i più anziani sotto forma di assegno di invalidità conseguente all’età: Consiglio di Stato e Corte Costituzionale, dopo adeguate pressioni, non ebbero nulla da obiettare.

Alcuni mesi dopo il Governo cominciò a far circolare nei dibattiti televisivi l’idea che «se si voleva vivere tutti al meglio, data l’ostilità della Federazione di Neustria e l’opposizione della stessa a concedere prestiti si sarebbe dovuto pensare ad agevolare la dipartita dei malati terminali attraverso il “suicidio assistito”. Il costo del mantenimento in vita di “morti viventi” contrastava con l’esigenza di sopravvivenza del Paese.  Un provvedimento orribile, preso con le lacrime agli occhi, ma divenuto inevitabile.»

 

Un referendum organizzato a tamburo battente, i cui risultati vennero contestati in sede internazionale per brogli, confermò la proposta. E il Governo legiferò di conseguenza: solo che nel provvedimento il “suicidio assistito” diventava obbligatorio per tutti i malati incurabili.   Compresi gli ultraottantenni, già dichiarati “incurabili” nel precedente provvedimento.

 

 

 

Ferragosto.

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Il 14 di agosto alle 12 del mattino a San Biagio, sulla collina che sovrastava la città, la calura era già insopportabile.  Il cielo, sgombro di nubi, aveva il calore lattiginoso della macaja.   Il ciliegio, vicino alla vecchia casa, era tutto un frinire di cicale.  Gli ortaggi sembravano appassire sotto il solleone, in attesa della poca acqua che, attinta dalla vecchia fonte, ripristinata dopo la messa in disuso dell’acquedotto per mancanza di manutenzione, la sera sarebbe stata loro erogata.

– Pronto, Dott. Antonio è lei?  Buon giorno.  Sono Daniel, il figlio di Giulio.  E’necessaria la sua presenza. Mio padre si è sentito male e a me sembra molto grave. –

– Una mezz’oretta e sono da voi.  Sa non si trova più benzina e dovrò farmela a piedi.

– Non mi dica niente, Dottore.  Sono ormai mesi che per vedere mio padre devo farmi delle scarpinate assurde.  Con questo caldo poi…

 

– Salute Giulio: allora ci siamo?   Starai un po’ scomodo quando verranno a fare il controllo e porteranno la bara.  Ma avevi ragione tu: il più delle volte non entrano neppure in casa – disse Antonio, sopraggiungendo sudato come un cavallo da concorso ippico e con un fiatone da rinoceronte.

– Ciao Anto, non potrò mai sdebitarmi con te.

– Ma sai che invece la tua idea ha quasi del geniale.  Pensa che ho già preso accordi con un collega amico, dato che fra 3 anni toccherebbe a me.  Quindi siamo pari!  Ma c’è solo Daniel?

– Certo: se radunavo qui la truppa come avremmo giustificato il malore improvviso?   E qualcuno con la lingua lunga è anche quassù!  Dai beviamo qualcosa.

– Volentieri, intanto io chiamo la Polizia Mortuaria e comunico il tuo decesso: Daniel sposta il ventilatore in camera, senno questo ci muore davvero nella bara, … ma per il caldo!   Meno male che avete messo i pannelli solari, così almeno non dovete subire le continue interruzioni di energia elettrica che abbiamo in città.  Poi preparo il mio certificato da consegnare ai “monatti”.

 

Alle 17 giunsero 2 neri, prelevati da chissà quale campo profughi, portando a spalle la bara. Giulio vi si accomodò. Nel frattempo era giunta nella casa il resto della “truppa”, come era stata definita.  Anche qualche vicino, incuriosito dall’arrivo dei “monatti” si stava facendo vivo per portare le sue condoglianze, cosa che costringeva Giulio a starsene immobile nel feretro.  Fortunatamente i curiosi venivano immediatamente sviati con l’offerta di qualcosa da bere o dal caffè che Ortensia preparava a tamburo battente.

Alle 18,30 finalmente “per muoverci un po’ più nel fresco” asserirono, giunsero 2 della polizia mortuaria.  Per loro era già apprestato un piccolo rinfresco, cosa che gradirono, tanto da soffermarsi solo un attimo sulla soglia della camera del “morto”, lanciando nella sua direzione una fugace occhiata.  Dopo essersi rifocillati stilarono, senza ulteriori verifiche, il loro certificato.

 

Il giorno di San Rocco, il Parroco del paesello impartì la sua benedizione alla bara contenente 65 chili di legname e il 18 agosto la stessa fu arsa nell’inceneritore.    Giulio diede un sospiro di sollievo e si avviò, con falsi documenti, verso la sua clandestinità.

 

 

FINE

 

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