ARGENTINA: UN REMAKE.

Immagine correlata
Ola! como estas italiano! Votaste Liga y Estrellas? Ahora …. su gallos !! Saludos de todos nostros !! Los gauchos.

ARGENTINA: UN REMAKE?

Inflazione al 30%, crollo del cambio del peso, tassi di interesse al 40%, richiesta di soccorso  al Fondo Monetario Internazionale.  Tutto ciò a poco più di 16 anni dal disastro del 2001.

I ramake, dopo un film di successo, vengono fatti dopo 15-20 anni dall’originale e l’Argentina sembra giunta al suo remake del 2001.  Immagino che qualcuno stia ancora ripensando ai soldi dei suoi bond Argentini di allora, andati improvvisamente in fumo per default del debitore.

Ieri il Presidente Macri in un messaggio a reti unificate ha annunciato di aver chiesto una “linea di sostegno finanziario” al FMI (Fondo Monetario Internazionale).  La disponibilità immediata con cui la Signora Christine Lagarde, presidentessa dell’FMI, ha stabilito l’inizio delle trattative per la concessione di un prestito di 30 miliardi di dollari la dice lunga sulla gravità di questa nuova crisi.

Vediamo cosa è successo in quel Paese.  Nel novembre 2015 Macri, già Presidente del Boca Junior dal 1995 al 2007, vince le elezioni con una coalizione di centro-destra, contrapposta ai  neo-peronisti di Fronte Rinnovatore ed  ai Peronisti della Kirchner.  Il suo programma: misure di austerità per consentire la sostenibilità di bilancio agli Stati Federati (le nostre Regioni, un po’ più in grande, un po’ più autonome, non so quanto più spendaccione), dopo che il popularperonismo aveva riportato il Paese sull’orlo di una nuova bancarotta.

L’avvio di riforme, come la liberalizzazione dei cambi, portò da subito ad una svalutazione del 30% del peso non più ancorato al dollaro.  Gli elementi maggiori che hanno provocato il tracollo sono stati: i tagli alle politiche sociali che scatenarono reazioni popolari; l’avvio di folli politiche monetarie: lo Stato assicurava un rendimento del 28% sui depositi bancari in peso, interessi che venivano regolarmente reinvestiti il dollari per diffidenza dei risparmiatori verso la propria moneta; la deflazione conseguente ad un costo del denaro alle stelle che si è ben presto trasformata in disoccupazione diffusa; una tassa del 5% sulle transazioni finanziarie che ha fatto fuggire a gambe levate i risparmiatori verso l’estero, mettendo in ginocchio più di una azienda, privata di capitale di rischio.

Dopo aver praticamente azzerato le riserve nazionali (il peso da inizio anno ha perso un ulteriore 20% sul dollaro) il Presidente ha dichiarato la resa: richiesta di aiuto al FMI.

Penso che tutti sappiano cosa questo comporti: la perdita di fatto della sovranità.  Quando l’FMI interviene le lacrime e il sangue (metaforici, fortunatamente) scorrono: basta vedere quanto successo in Grecia.

Avranno qualche commento in proposito i nostri oscuri Dioscuri? (parlo del duo Salvini-Grillo, ovviamente, Di Maio sta lì finché non riceve gli 8 giorni).   Vogliono cortesemente comunicarci su quale rapporto di cambio contro l’euro vorrebbero posizionare la neo-lira per riacquistare la sovranità nazionale? A che livello di tasso prevedono che si potranno finanziare le piccole imprese?  Mettano all’opera i loro esperti economici (ma li hanno degli esperti economici?) e rispondano. E quanto il loro sovranismo potrà durare, prima di capitolare?

Non oso pensare a cosa potrebbe portare una alleanza fra peronisti nostrani (leggi Movimento 5 Stelle) e conservator-reazionari (leggi Lega).   Una alleanza innaturale che in un paio d’anni farebbe ciò che l’Argentina ha fatto in 17.

La Signora Lagarde, contrariamente alla gentilezza di tratto ed alla garbatezza di modi, è una dura vera.  Accorre in difesa di chi si trova in difficoltà, ma, come i Romani a suo tempo facevano con quei popoli che aggrediti da nemici li chiamavano in soccorso, detta poi le sue condizioni.  E non sono caramelline alla menta per rinfrescare l’alito.

Precedente La crisi della politica si riverbera sulla finanza e da questa sull'economia. Successivo GIALLI, VERDI, FATTI

Lascia un commento

*