Banca Carige ancora nel guado

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Palazzo Doria Pamphilj. Paesaggio con guado. (E’ un piccolo azionista quello che porta a cavallucio?)

BANCA CARIGE: PICCOLI AZIONISTI A CHE PUNTO SIAMO?

Dopo due aumenti di capitale andati in fumo ed il terzo in bilico, siamo fuori del guado o la corrente sta per travolgerci?

 La domanda è retorica. Se guardiamo alle cifre, che non mentono (a patto che non vengano falsificate) vedo che il bilancio 2017 si chiude con una perdita di 385 milioni. Significa che l’aumento da 500 milioni che molti dei piccoli azionisti hanno con fatica sottoscritto, sta per essere bruciato.

Guardiamo ora alla quotazione del titolo: ieri ha chiuso a 0,0073. Chi ha sottoscritto a 1 centesimo sta perdendo il 27% del capitale investito nell’aumento e, per carità di patria, non metto nel conto il costo del diritto.

A questo punto mi faccio un’altra domanda: come mai tutto questo?   Qualcuno riteneva che l’ingresso dei Malacalza nel capitale della Banca avrebbe risolto la questione: non è stato così. Nel 2017 ho visto due eventi che mi hanno lasciato perplesso.

Evento uno: piano Bastianini silurato con l’autore dello stesso. La questione si può vedere da 2 punti di vista. La prima, ufficiale, indicata come dissenso da parte dell’azionista di riferimento con il piano industriale   predisposto dall’allora A.D., l’altra come dissenso sul piano finanziario preordinato per l’aumento di capitale proposto dallo stesso A.D..              Il piano finanziario prevedeva la conversione totale in azioni dei prestiti obbligazionari subordinati. Se guardiamo ai possessori delle obbligazioni vedo che le stesse erano detenute in buona parte da soggetti finanziari specifici (Assicurazioni Generali 80 mil, Intesa San Paolo 50 mil, Unipol 75 mil). La loro conversione integrale avrebbe portato nel capitale della Banca dei nomi poco disposti a fare le belle statuine: avrebbero chiesto posti nel CdA, avrebbero condizionato pesantemente l’azionista di riferimento con la loro indubbia competenza finanziaria. Credo perciò che questa sia stata la vera ragione del defenestramento del Bastianini.

Evento due: comportamento dell’azionista di riferimento durante e dopo l’aumento di capitale. A Consorzio di Garanzia già costituito i Malacalza fanno i capricci: non vogliono firmare l’impegno alla sottoscrizione pro-quota dei diritti loro rinvenienti, facendo precipitare il titolo in borsa. Poi, con calma e magnanimamente, si decidono a firmare.   In un secondo momento chiedono alla Autorità di Vigilanza l’autorizzazione a salire fino al 28% nel capitale della banca. Autorizzazione   concessa con la clausola della non ingerenza nella gestione. Il parco buoi si aspetta che l’operazione avvenga in sede di aumento o, almeno, con intervento sull’inoptato. Niente di tutto questo i Malacalza si fermano a poco più del 20%.   E il titolo ricomincia a scendere.

A gennaio viene posto uno stop al CdA dedicato alla governance. La notizia non viene presa bene dalla borsa e c’è un ulteriore arretramento del prezzo dell’azione. Ai primi di febbraio il CdA approva le linee (abbastanza fumose per quanto si apprende dalla stampa) del budget 2018, confermando i target del Piano Industriale 2017-20.   A pochi giorni di distanza, alla presentazione dei conti preliminari 2017, si apprende che non è vero: il target 2017 è inferiore di oltre il 12% rispetto alla previsione, esplicitandosi in una perdita di 380,5 milioni.

Nel frattempo avvengono strani movimenti sul capitale: FonSpa riduce dal 5,40 al 4,90 la partecipazione appena acquisita in sede di aumento di capitale; nuovi fondi si affacciano comprando sulla estrema debolezza dell’azione; si apre una aspra fase dialettica fra Malacalza e Fiorentino, che ovviamente non giova al titolo.

Quali le prospettive? Perché Malacalza non si avvale della facoltà concessagli dalla BCE di aumentare la propria quota? Quei fondi che rastrellano azioni lo fanno in proprio o per conto terzi? Perché la BCE e il Presidente della banca non intervengono a far rispettare la clausola di non ingerenza gestionale imposta dalla stessa BCE nei confronti di Malacalza? La Consob non si accorge che con questi comportamenti si sta attuando un evidente, malcelato, esproprio ai danni di quei piccoli azionisti che siano costretti a vendere.

18 febbraio 2018.

 

Note: I dati citati sono presi da: Milano Finanza, Il sole 24 ore, La Repubblica, Soldi on Line, Teleborsa.

 

 

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