Banca Carige – L’Assemblea 2018. Malacalza show.

 

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Maledizione Paperino, vuoi rispondere alla mia lettera??

BANCA CARIGE – L’ASSEMBLEA 2018. OVVERO MALACALZA SHOW.

Ieri si è tenuta l’Assemblea 2018 di Banca Carige.  Con gran rincrescimento per motivi personali non ho potuto essere presente, pur avendo depositato il mio (modesto) gruzzolo di azioni. In Assemblea avrei espresso voto favorevole al bilancio ed al management.

Mi sono premurato di seguirne lo svolgimento attraverso i canali di stampa on line e le TV locali.  In particolare mi ha colpito Reuters che, a conclusione e a commento dell’evento, ha titolato “Carige, Malacalza torna in pressing su management, si riaccende scontro con AD”.

Tutto ciò a conferma della impressione che avevo del personaggio.  Mi spiego meglio: essere azionista di riferimento di una Banca equivale ad un esercizio di politica, ma Malacalza, imprenditore industriale in Italia (e residenza in Svizzera…. chissà perchè poi, è così scomodo il pendolarismo!!) si comporta come se fosse in uno dei suoi stabilimenti.  Comanda e i cari inferiori (Fantozzi docet) eseguono.   Sembra non capire che la Banca è un organismo un tantino più delicato per la funzione anche sociale che svolge.

Le disposizioni errate in uno stabilimento rischiano di mandare a case centinaia di lavoratori, la pretesa di tenere comportamenti acritici in una Banca mette a rischio non solo i dipendenti, ma centinaia di migliaia di famiglie ed imprese.   Per questo sono previste figure (i manager, la BCE, Bankitalia) e regole di maggior tutela.  Per questo sono inopportune le estemporanee uscite che sono ormai diventate la regola per i Malacalza.

Lo esorto quindi, ammesso che sia in grado di ascoltare qualcuno, ad essere più cauto e meno puntiglioso nei i suoi interventi (ridicola la richiesta di risposta a una lettera).  A lasciar fare il management, che ha larga esperienza nel settore e che opera nell’interesse degli azionisti tutti.   Rammento che esplicitamente la Banca Centrale Europea ha posto come condizione alla autorizzazione all’incremento della quota azionaria già detenuta, la non ingerenza nella gestione.  Deontologicamente mi aspetterei anche la astensione da interventi tali da suscitare turbativa.

Sig. Malacalza se lei è preoccupato del rischio che corre il suo investimento perché sta contabilizzando una perdita, cosa dovrei dire io che per lo stesso tipo di investimento registro una minusvalenza del 70% (e non ho la residenza in Svizzera, ma nel quartiere di Genova Bolzaneto).   O vuole con i suoi interventi far scendere ulteriormente il già risibile prezzo dell’azione per poter far salire la sua quota per un boccone di pane?

Invito tutti i piccoli azionisti come me di non procedere alla vendita delle azioni in loro possesso, per non consentire a chi, con comportamenti troppo disinvolti (e purtroppo non censurati – CONSOB, scusa se ti disturbo!) sta effettuando un esproprio strisciante ai loro danni.

Chiudo rivolgendomi all’A.D. Fiorentino:  lei può contare su un largo numero di piccoli azionisti che, come me, condividono le sue posizioni e sono disposti ad appoggiarla, quindi prosegua sulla strada intrapresa.  Le suggerisco, da ultimo, di procedere ad un raggruppamento delle azioni: le penny stock sono viste con sospetto non solo a New York, ma anche alle nostre longitudini!!!

30 marzo 2018

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