BRACCIO DI FERRO IN CARIGE

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Braccio di ferro fra due galli nello stesso pollaio.

Vittorio Malacalza si dimette adducendo generiche accuse contro l’AD Fiorentino: il braccio di ferro sembra l’inizio di una resa dei conti che farà nuove vittime. In primis la Banca stessa e i piccoli azionisti.

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Dopo le dimissioni del Presidente Tesauro e di 2 Consiglieri il braccio di ferro va verso una escalation: si dimette dal CDA lo stesso Vittorio Malacalza, che rappresenta circa il 21% del capitale.   La manovra è diretta a mettere in stato di assedio l’AD Fiorentino e fargli fare la fine ignobile del suo predecessore Bastianini, ricorrendo anche ad oscure minacce per presunti contatti dell’AD stesso con il famigerato Avv. Lanzalone.

Quale sia il vero motivo di contrasto è presto detto: il Malacalza, senza averlo mai esplicitamente dichiarato, non gradisce la fusione della Banca con altre realtà creditizie, temendo evidentemente la diluizione della sua quota in una realtà più grande ed una sua conseguente perdita di potere.

Questo appare anche nelle dichiarazioni del suo (presunto) antagonista Raffaele Mincione, che continua a spingere invece verso una aggregazione.  Magari con BPM (la ex Popolare di Milano) della quale è azionista con una quota significativa.

Che Banca Carige necessiti di un disegno che porti ad una aggregazione è opinione condivisa, anche all’interno della struttura.  Che a questa unione la Banca si debba presentare al meglio è altrettanto pacifico e quindi similmente necessario che il management venga lasciato lavorare in pace, non continuamente attaccato per ragioni di potere e controllo.

Due galli nel pollaio non sono mai stati una buona scelta e chi fa le spese sono le galline – in questo caso: piccoli risparmiatori (che rappresentano il 50% circa del capitale) e clienti che potrebbero essere coinvolti in un possibile bail-in.

Intervenga la BCE (la Banca è un “sorvegliato speciale”) e faccia rispettare la propria direttiva che impone al gruppo di controllo (Malacalza Investimenti) la non ingerenza nella gestione, facendo cessare il braccio di ferro, anche, se necessario, attraverso un commissariamento.

 

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