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BREXIT: USCIRE DALL’UNIONE.

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Brexit: uscire dall’Unione con le ossa rotte.

In Gran Bretagna l’uscita dall’Europa rischia di travolgere Governo e il Paese stesso. E l’Italia?

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E’ di questi giorni l’accordo in sede U.E. per la Brexit, l’uscita dall’Unione Europea della Gran Bretagna a seguito del referendum del marzo 2017.  L’accordo, che verrà prossimamente sottoposto al Parlamento Britannico, è sostanzialmente un compromesso, con un punto non ancora definito: il confine fra Ulster ed Eire.

Già in sede di Consiglio dei Ministri, che pur ha approvato il documento, si sono avute profonde lacerazioni che hanno portato alla dimissione di 4 Ministri del Partito Conservatore della May.  I risvolti potrebbero essere pesanti: dalla possibile caduta del Governo, a nuove elezioni, ad un nuovo referendum.

La conseguenza più pesante potrebbe essere il disgregamento stesso della Gran Bretagna, con l’Irlanda del Nord che potrebbe chiedere l’autonomia, proprio in conseguenza della barriera che si verrebbe a creare con l’Eire.  Sulla stessa via potrebbe seguire la Scozia.

E SE L’ITALIA SEGUISSE L’ESEMPIO?

Visti gli atteggiamenti del nostro Governo nei confronti della U.E. l’ipotesi dell’uscita dell’Italia è tutt’altro che da escludere.[1]   Rammento, per inciso, che il R.U. ha comunque un piccolo “ombrellino” che si chiama Commonweath e ha mantenuto la lira sterlina. Quali sarebbero da noi le conseguenze?

Sicuramente un esproprio camuffato ai danni dei risparmiatori con le ridenominazione dei titoli del debito pubblico dopo l’uscita; la riduzione di fatto di salari, stipendi e pensioni per lo stesso motivo.

C’è anche chi ci guadagnerebbe: le esportazioni Italiane sono indirizzate per circa il 70% verso il resto dell’Unione e avrebbero sicuramente un vantaggio da una svalutazione competitiva (minori spese per salari = prezzi finali più competitivi).

Questo vantaggio potrebbe però non tornare a favore dell’Italia. Molto per la struttura stessa dell’apparato produttivo Italiano, formato da piccole imprese:  queste potrebbero (come già successo in passato), lasciare all’estero parte dei proventi delle esportazioni.  Quindi più lavoro, ma pagato di meno. Senza contare che gli altri Paesi, accusando il nostro di dumping, potrebbero alzare vanificanti  barriere doganali protettive.

Sostanzialmente si sta combattendo in modo incruento una guerra: “quando la politica corre così veloce è difficile capire cosa accadrà, ma bisogna provarci”.  Vedi https://www.milanofinanza.it/news/nomura-le-domande-chiave-sul-futuro-della-brexit-201811151336518048.

 

[1] Fra i mie post (numerosi) sull’argomento segnalo http://giuli44.altervista.org/rassicurazioni/. –

http://giuli44.altervista.org/mollare-gli-ormeggi/.  .  http://giuli44.altervista.org/italexit/.