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CHI DI MANOVRA FERISCE …

Chi di manovra ferisce ….. by https://twitter.com/griwot.

Ora abbiamo la conferma: il Governo non sa più che pesci prendere .

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Parlando della manovra ieri alla Camera il Presidente del Consiglio afferma in chiusura: «Vogliamo un Paese più competitivo e lavoriamo in questa direzione. Le ricette orientate all’austerità degli anni scorsi hanno fallito. Questa è la nostra ricetta».

Tralasciando il resto del discorso, che brilla per la sostanziale inconsistenza, voglio soffermarmi su queste affermazioni finali.

Nessuno, e parlo di gente più preparata e più addentro di me nei problemi di questo Paese, ha scorto nella manovra elementi che validino quella affermazione: tanto che lo stesso Prof. Savona, il guru del piano B,  si è sentito in dovere di dire che la manovra è sbagliata e va cambiata.

PAESE MENO COMPETITIVO.

La manovra non contiene elementi di stimolo alla innovazione, non ha veri strumenti che possano aprire al futuro, profila un domani fatto di vaghe affermazioni come la decrescita felice, mentre guarda decisamente al passato per alcuni strumenti tipo la Cassa Integrazione e i salvataggi aziendali (vedi Alitalia).

La competitività strutturale del Paese non viene neppure presa in esame[1], manca un disegno complessivo e credibile.   E’ proprio qui il nocciolo della bocciatura[2] Europea: la Commissione può trattare su una manovra espansiva che punti nella direzione di un ammodernamento dell’Italia.  Non può accettare una manovra che, mettendo in pericolo la stabilità dell’intero Eurogruppo, sia rivolta esclusivamente alla soddisfazione di clientele partitiche,  accogliendo contraddittoriamente tutte le istanze opposte dei 2 partner.

La crescita del PIL 2019, prevista all’1,5% dal Governo, è non solo contraddetta da tutte le Autorità indipendenti, ma non è neppure suffragata da uno straccio di previsione che cerchi di dimostrarne a livello econometrico la validità.   La conseguenza è che, a consuntivo, il deficit andrà molto al di là del 2,4% previsto.

Conseguenza sarebbe non la contrazione del debito pubblico, ma un aumento dello stesso.  Le misure di contrasto previste[3] sono praticamente inesistenti, messe lì come penosa foglia di fico.

Tutto questo produce un clima di generale sfiducia che, condizionato anche dal rallentamento dell’economia globale, crea un caso specifico Italia.

La riprova è l’insuccesso del collocamento dell’ultimo BTP, cosa che, se ripetuta, provocherà l’impossibilità per l’Erario non di attuare le misure proposte, ma lo stesso pagamento degli stipendi ai dipendenti statali. Chi di manovra ferisce, di manovra perisce.

 

[1] Vedi https://www.milanofinanza.it/news/rossi-bankitalia-attenzione-ai-salvataggi-pubblici-201811221229554050.

[2] Vedi http://giuli44.altervista.org/mollare-gli-ormeggi/.

[3] L’alienazione di immobili pubblici. Misura che, già attuata da Governi precedenti,  ha sempre deluso, dando contributi marginali e benefici sostanziali a favore di chi quegli immobili li occupa.