Ciao, sorellina.

Cipresso mediterraneo | Non sprecare

Ci hai lasciati smarriti, confusi, privi della tua presenza.

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Questa notte mia sorella se ne è andata in silenzio: sola e inavvicinabile nel letto di un ospedale.

Non direttamente a causa della SARS CoV-2 ma, sospetto, come vittima collaterale delle restrizioni e dei ritardi nelle cure a quello connesse.

Ora voglio solo esprimere il mio ricordo: parte da lontano, dalla sua nascita avvenuta nella “nostra” casa, quella vicina ai cipressi di termine,  nel torrido pomeriggio di un fine luglio più di 70 anni fa.   E’ una delle prime immagini nella mia mente.

Ho memoria della sua vivacità di piccolina, del suo desiderio di imitarmi che la faceva ruzzolare dalle scale di casa per seguirmi.   Del suo dinamismo di adolescente contrapposto al mio essere schivo.   Della sua gratitudine per il mio interesse per lei quando fu in difficoltà.

Sono testimone poi della sua concretezza di donna divenuta, nel tempo, un punto fermo per tutta la famiglia.   Il suo parere, anche se sovente non condiviso, veniva sempre rispettato: da me, dal marito, dai figli suoi e miei.

La cura, sollecita e generosa, le era connaturata.   Una cura rivolta a tutta la famiglia: nei miei confronti, quando fui in pericolo di vita, di nostra madre, deceduta quasi centenaria in preda all’Alzheimer e che non volle mai confinare in un ospizio.  Ovviamente oltre alla solerzia verso figli e nipoti.

Rimarrai ancora viva, finché noi e i nostri figli avremo fiato e memoria.

Ciao, sorellina.