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CIBI MADE IN ITALY.

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Braccianti immigrati al lavoro nei campi, fondamentali per i Cibi Made in Italy.

Quotidianamente la televisione ci propone cuochi intenti a preparare cibi Made in Italy, a difesa dei prodotti di eccellenza dei nostri territori.  Ma cosa c’è dietro?

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Con rubriche e trasmissioni tutti i giorni siamo assillati da cuochi televisivi intenti alla preparazione ed alla esaltazione di cibi Made in Italy.   Alcuni programmi[1] partono un poco più  da lontano: dalla produzione agricola di quelle materie prime che sono alla base della cucina Italiana.  Ma anche in questi programmi, un filino più “specialistici”, non troverete quasi mai un migrante addetto alla raccolta dei pomodori o della frutta, alla vendemmia, alla mungitura del bestiame da latte, alla custodia di mandrie e greggi.   Eppure senza quegli “invisibili” la nostra produzione agricola, vanto nonché fonte di export di pregio, potrebbe da domani cessare.

Molti di coloro che gridano contro l’immigrazione sono disposti ad andare nei campi o a mandarvi i loro figli, anche se disoccupati?  Sono pronti a lavorare per 8 – 10 ore a raccogliere pomodori (l’oro rosso Italiano) sotto il sole, con una temperatura di 40 e più gradi, per un salario misero? [2]  Credo di no!  Ma sono anche sicuro che sarebbero propensi a gridare contro il rincaro di frutta, vino, verdure se i salari di quei disperati salissero, non dico ai livelli dei loro, ma almeno a 7 euro l’ora più contributi, cosa che significherebbe un raddoppio nei prezzi di molti prodotti agricoli.   Questi signori abbiano almeno la compiacenza di tacere e di vergognarsi delle baraccopoli di latta e cartone dei braccianti schiavi.

I più “illuminati” se  la prendono col caporalato.  Ma tutti, nelle località in cui sono utilizzati i braccianti, conoscono le piazze dove avviene il reclutamento per 3 – 4 euro all’ora, rigorosamente in nero.  Tutti, tranne la Polizia, che sotto la direzione del Ministro Salvini, è in altre faccende affaccendata, compreso l’abbattimento e sgombero (a raccolto ultimato, ovvio) delle baraccopoli alloggio degli “irregolari”.

Credo che la situazione della produzione agricola Italiana abbia bisogno di una radicale revisione.  Che la necessità di alloggi temporanei (i braccianti si spostano da un luogo all’altro, seguendo la stagionalità delle lavorazioni) con requisiti minimali di acqua corrente, luce, servizi igienici  vada soddisfatta.  Questi “villaggi” potrebbero essere gestiti dalle locali Autorità e dalle Associazioni degli Agricoltori: il reclutamento della mano d’opera dovrebbe avvenire nella struttura stessa, nel rispetto delle norme di Legge e con una vigilanza continua demandata alle Autorità di Pubblica Sicurezza di concerto con l’Ispettorato del Lavoro.

L’alternativa è campane a morto per i cibi Made in Italy, la desertificazione, l’inselvatichimento di tutte le nostre campagne se si procede sulla strada della pura repressione o la vergogna di prendere  atto definitivamente che in Italia è tollerata la schiavitù.

 

[1] Linea Verde su RAI 1, Mela Verde su canale 5.

[2] vedi http://www.lavoce.info/archives/54139/abbiamo-ancora-bisogno-dei-migranti-economici/