CRESCITA, OPULENZA, DECRESCITA.

L'inferno senza fine nelle miniere di Coltan del Congo
Minatori che estraggono coltan in Congo, controllati da guerriglieri armati.

Dalla crescita continua, alla società opulenta, allo stallo della decrescita. Un Occidente che non riesce a pensare una soluzione.

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Nella mia ormai non breve vita sono passato attraverso tre fasi economico sociali: crescita, opulenza, decrescita.  Del Paese povero, distrutto dalla guerra della mia prima infanzia ho visto la crescita impetuosa degli anni 60 e 70.  Poi il formarsi, fra mille contraddizioni, la società opulenta degli anni 80 e 90.  Quindi, nell’ultimo ventennio, lo stallo e la decrescita.

Questo fenomeno ha attraversato, in maniera non uniforme, le società Occidentali nel loro complesso.  L’isolazionismo politico economico delle società Occidentali ha convissuto e convive con sacche di povertà interne e con lo sfruttamento e l’abbandono a se stessi del resto dell’umanità, confinato genericamente nel Terzo e Quarto Mondo.

Mentre nel mondo Occidentale si pensava di risolvere tutto con una crescita illimitata, contrastante con le risorse limitate della terra, nel terzo mondo si continuava a sopravvivere in villaggi di fango, morendo di banali malattie e insignificanti infezioni.   A tutto questo si è tentato di porre rimedio con la globalizzazione.  Questa risposta ha indubbiamente creato miglioramenti a livello globale, innalzando il tenore di vita di qualche miliardo di persone in Asia (Cina, Corea, in parte l’India), in Sud America (Brasile).  Allo steso tempo ha penalizzato ulteriormente altri: il così detto Quarto Mondo (Africa, parte del Medio Oriente).

Gli aiuti dei Paesi sviluppati avrebbero dovuto sostenere le popolazioni locali: lotta alla siccità e alla desertificazione, miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie accompagnata da una pianificazione delle nascite.  La solidarietà è consistita in massima parte in armamenti indirizzati a perpetuare locali classi dominanti colluse con interessi economici stranieri.   La diffusione delle armi ha portato alla attuale situazione di diffuse guerre endemiche da cui nasce buona parte del fenomeno migratorio che tanto preoccupa in mondo sviluppato.

Ora Paesi come Russia e di più Cina[1], col tentativo di inserimento degli USA,  si stanno progressivamente sostituendo alle ex potenze coloniali, investendo somme enormi, ma con analoghi intendi predatori, lasciando insoluti i problemi sociali.

Nel contempo nel mondo Occidentale una larga fetta di operai e impiegati, con la crescita della Cina, diventata la “fabbrica del mondo”, con la produzione, delocalizzata in Paesi a basso salario, milioni di operai e impiegati sono rimasti senza lavoro.  Da qui il sorgere di quei movimenti nazional-populisti che stanno imperversando in tutto il nostro mondo.  Da Trump, ai partiti di estrema destra in Europa, a Lega e M5Stelle in Italia.  Movimenti che lungi dal risolvere i problemi, propongono ricette ora pauperiste, ora selettive su base etnica.   Camuffano il loro imperialismo di fondo con false posizioni ambientaliste[2].  Erigono muri e impongono dazi, senza capire che la loro miopia li condanna a una marginalizzazione ancora maggiore.

 

[1] https://www.ilpost.it/2018/09/04/i-nuovi-enormi-investimenti-della-cina-in-africa/.

[2] http://giuli44.altervista.org/trivellare-si-ma-in-casa-daltri/.

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