DAWNGRADE SU BANCA CARIGE.

 

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Dawngrade su Carige. Ultimo avviso prima del default.

Dawngrade su Carige. L’Agenzia Moody’S taglia il rating, portandolo ad un passo da default.

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Si abbatte il dawngrade su Carige diramato da Moody’S e giustificato, secondo l’Agenzia di rating, dalle problematiche di governance che “accentuano l’incertezza sulla capacità di ristrutturazione della banca, tra cui la cessione di attivi, il rafforzamento del capitale, l’emissione di debiti e la vendita o fusione”.  Sempre secondo l’Agenzia il giudizio deriva “dalle recenti tensioni sul governo societario che sono un impedimento alla ristrutturazione efficace della banca” e riflette il maggior rischio che “possa essere posta in risoluzione a seguito del rifiuto del piano di conservazione del capitale della Banca (CCP) da parte della Banca Centrale Europea”.

L’aumento di capitale, la cessione di diversi immobili, la conversione dei bond,  per un totale di 688 milioni di rafforzamento del capitale che avevano portato il Cet 1[1] al 14,9% dal 10,4 in cui si trovava.  Ora quell’indice scende dell’1,20: mancano quindi 185 milioni per ottemperare ai requisiti richiesti dalla BCE.

Il CdA della Banca, riunito per esaminare la risposta da inoltrare alla BCE dopo la lettera del 20 luglio, ha precisato che la stessa  “non contiene nessun riferimento a una eventuale risoluzione” e che “Il Cda si riserva di assumere ogni opportuna iniziativa a tutela propria e di tutti gli stakeholders”.  Nella stessa riunione ha deciso l’assegnazione preliminare a Bain Capital Credit di 400 milioni di crediti deteriorati e la nomina di Massimo Pezzolo nel Comitato Rischi, carica rimasta vacante per le dimissioni di Ilaria Queirolo.

Come si comporta la Malacalza Investimenti, azionista di maggioranza della Banca e causa prima della instabilità creatasi nel CdA e della conseguente paralisi istituzionale?   Facendo pervenire una lettera nella quale intimerebbe di non adottare decisioni straordinarie, come ad esempio l’affidamento del pacchetto di crediti deteriorati da 400 milioni a Credito Fondiario, confermando il suo ruolo di palla al piede nel necessario risanamento.   Noto che recentemente la Malacalza Investimenti srl ha deciso di non svalutare la partecipazione nella Banca, rifiutando l’allineamento del prezzo dell’azione ai corsi attuali.

Nel frattempo la CONSOB è entrata in scena:  i volumi sospetti (circa l’1,10% del capitale) e la volatilità dell’ultima settimana hanno la hanno portata ad intervenire. Speriamo che l’indagine porti alla individuazione della identità di chi stanno agendo sul titolo: le indiscrezioni che circolano sul mercato portano in molte direzioni.  In primis lo stesso Malacalza, poi il suo competitor Mincione, le cui intenzioni di un “matrimonio” con BPM (altra Banca che però non naviga in acque tranquille) sono abbastanza trasparenti. Non mancano voci sulla possibilità che sia un’altra Banca a rastrellare il titolo, anche se diversi gruppi si sarebbero chiamati fuori dalla partita, da Ubi Banca. allo stesso Banco Bpm  a Bper – Unipol, visto che tutte queste entità sono impegnate in attività di derisking proprie.

A questo punto rivolgo un appello a tutti i piccoli azioni, che sono ancora tanti: non molliamo, non vendiamo, partecipiamo alla Assemblea del 20 settembre cercando di fare il massimo per non far cadere la Banca in una situazione irreversibile per noi, per i dipendenti, per i molti clienti che ancora concedono fiducia.

 

 

[1] Il Common Tier Equity 1 ratio è il maggiore indice di solidità di una banca e viene calcolato in percentuale rapportando il capitale ordinario con le attività a rischio, previa ponderazione.

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