DOVE VA L’EUROPA?

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Dove va l’Europa?

Uno sforzo di immaginazione ci viene richiesto: siamo pronti per una nuova Europa?

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Se vogliamo parlare di Europa dobbiamo preliminarmente partire da alcuni dati.  Nell’Unione Europea (o Europa a 28), vivono oltre 500.000.000 di abitanti.  Per fare dei paragoni con le maggiori realtà mondiali gli abitanti degli USA sono  330.000.000, quelli della Russia 145.000.000, fuori quota la Cina 1.400.000.000.  Ma il nocciolo duro dell’Europa è la zona Euro, quella dei 19 Paesi che adottano la valuta comune, l’Eurogruppo con 340.000.000 di abitanti.

Ho volutamente fatto il confronto con questi Paesi che sono i maggiori competitor mondiali della nostra Europa: sono i più preoccupati ed ostili, con motivazioni diverse[1].   L’ostilità più evidente è quella degli USA che vedono nell’Eurozona un concorrente pericoloso, anche perché l’Euro minaccia il Dollaro USA nel ruolo di riserva valutaria mondiale.  Per la Russia siamo un puntello alla sua traballante economia tenuta in piedi dalle massicce esportazioni di petrolio e gas: rapportarsi con i singoli Paesi porterebbe loro un grosso vantaggio. Più sfumata la posizione della Cina: molto attenta al suo ruolo di “fabbrica del mondo” vede L’Europa come un insieme di opulenti consumatori da soddisfare.

Fin qui saremmo ancora nel campo dei legittimi interessi di uno Stato verso un altro.  La cosa preoccupante è l’ingerenza di quei potenti nella politica interna della U.E..  Mi riferisco all’appoggio più che esplicito alle forze politiche nazional-populiste: al Raggruppamento Nazionale della Le Pen in Francia, ai partiti Italiani di Governo, ai non provati, ma più volte ipotizzati finanziamenti a quelle formazioni politiche, alla presenza di Steve Bannon[2] in Europa, ai Bot che entrano in azione ad ogni tornata elettorale.

Al di là, quindi, degli eclatanti, inutili episodi di distrazione di massa (blocco di navi, ostacoli alla integrazione di migranti, contestazione al franco FCA, esaltazione dei gilet gialli) rimane la contrapposizione di chi crede ad una più accentuata integrazione Europea a chi quella costruzione vuole demolirla.

Occorre, alle prossime consultazioni per il Parlamento Europeo, ridimensionare il disegno distruttivo perché vengano riprese quelle operazioni di tessitura diplomatica che questo Governo ha interrotto.  Necessita riaprire il dialogo con Francia e Germania per allargare il patto di Aquisgrana, sottoscrivere il Global Compact sull’emigrazione, restare nel gruppo A dei Paesi Europei, rintuzzare le periodiche tentazioni di uscita dalla moneta unica. modificare il regolamento di Dublino, togliere l’Italia dall’isolamento nel quale si è auto-confinata.   Chiediamo con forza una Europa più integrata: nella politica estera, nella difesa, nella politica fiscale e monetaria, più vicina ad un impianto Federale.

 

 

[1] http://giuli44.altervista.org/delenda-europa/.

[2] https://www.money.it/Steve-Bannon-chi-e-il-Casaleggio-di-Donald-Trump.

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