Elezioni d’inverno

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Questa è una protesta democratica! E non mi dite che peschiamo nel torbido!!

AL VOTO IL 4 MARZO

 Ci sarà un vincitore?

             Se dovessi fare una previsione in base ad una cabala “a pelle” direi che non ci sarà un gran risultato: è la prima volta che le politiche si svolgono in inverno e l’unico precedente, se non erro è stato il referendum 2016 (risultato quanto meno deprecabile).   Il primo “partito” rischia di essere l’astensionismo.   Un po’ per la pigrizia che caratterizza molti, molto per l’astio che guiderà la scelta dei più: non si vota per una idea, posizione, utopia, ma per odio, si vota contro.

Gran parte delle formazioni politiche si stanno spendendo in promesse mirabolanti che, sanno benissimo, non saranno attuabili.   A questo punto la riflessione che faccio è: visto che non ci sarà molto da aspettarsi in positivo, cerchiamo almeno di evitare le negatività.

La sciagura che pavento maggiormente è che il livore che sembra essersi impadronito dei più porti, se non alla vittoria, ad un risultato favorevole ad una di quelle formazioni che metterebbero a serio rischio la permanenza dell’Italia nell’Unione Europea.   Molti pensano che realizzando l’Italexit (scimmiotto la ben nota BREXIT) le nostre difficoltà sarebbero finite.    Il ritorno alla sovranità monetaria, secondo costoro, scioglierebbe molti nodi.

Io ricordo, e spero anche voi, cosa è stata per questo paese la nostra sovranità monetaria fino agli anni ‘90:  inflazione a due cifre, continua erosione dei redditi (soprattutto pensioni e stipendi), aumento catastrofico del debito pubblico, svalutazioni periodiche a catena.   Dunque, perché dovrei pensare che andrebbe diversamente?   Non sono cambiate sostanzialmente le condizioni da allora; i mali peggiori sono sempre gli stessi: malavita organizzata e taglieggiatrice; corruzione capillare; incapacità di vera leadership politica, inetta per ragioni di visibiltà politica ad effettuare un taglio della spesa pubblica improduttiva; classe dirigenziale volta a curare il proprio “orticello”, ad imboscare quanto più danaro possibile (lecito o illecito) nei “paradisi fiscali”, a mandare in malora aziende sane con ruberie più o meno visibili, far carriera non per le proprie competenze, ma per “santi in paradiso”.

Rammento che l’unico taglio alla spesa consistente è stato grazie all’Europa.   L’inserimento nel sistema ha portato ad un taglio di 25 miliardi della spesa per interessi sul mostruoso debito pubblico, consentendo (cito solo i provvedimenti più importanti) il finaziamento degli 80 Euro a 11.000.000 di persone, l’inserimento di 130.000 docenti precari nella scuola.  Follia dunque sarebbe pensare di rintanarsi in un proprio angoletto che, per via della globalizzazione, non esiste più.

Certo sarebbe bello avere pensioni adeguate ad un elevato stile di vita, andare in pensione a 50 anni, vedere i nostri giovani trovare una occupazione ben remunerata e poco impegnativa, pagare meno tasse ed avere più servizi, ma siamo certi che tutto questo sarebbe un bene?   Non rischieremmo in tal modo di lasciare ai nostri figli e nipoti un ammontare di debito pubblico talmente pesante da indirizzare il nostro paese verso la fine che già hanno fatto Argentina e Venezuela?   Non voglio dare una indicazione di voto precisa: ognuno si regoli secondo il proprio sentire, ma invito tutti a votare usando il cervello ed escludendo dalle proprie preferenze quelle formazioni che sono palesemente in mano a mestatori del torbido.

1 marzo 2018

 

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