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GOVERNO DELLE TASSE.

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L’immagine simbolo de “L’uomo qualunque”: il cittadino contribuente schiacciato dalle tasse.

Governo delle tasse: una squalifica perentoria, irrimediabile. Quale la genesi di una affermazione che esce dai confini della banalità per divenire insulto?

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L’OPINIONE DELLA NOVANTATREENNE NONNA EDILIA.

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L’effetto negativo dell’affermazione è assicurato, l’attenzione si concentra non sul merito, ma sulle percentuali.

In realtà lo strumento tributario è la base su cui si appoggiano i Governi democratici per orientare, dirigere i movimenti socio-economici del Paese.   Si possono scoraggiare soprusi o sostenere iniziative nel più ampio quadro della globalizzazione.  Esistono problemi che affiorano e richiedono soluzioni: immigrazione, ecologia, applicazioni tecnologiche, sanità, conflitti feroci ed anacronistici,  L’intervento dei Governi diventa importante, ineludibile e si collega con l’uso delle risorse interne: le entrate tributarie, appunto.

Nonostante tutto resta ineludibile una sorda ostilità verso un impegno che diventa penalizzante, in aperto contrasto con i suoi atavici natali.   La difesa dai pericoli esterni, territoriali, alimentari fece sorgere tribù, comunità, popoli, nazioni che richiedevano l’apporto di ogni singolo per il bene e la sicurezza comune.

Perché allora, tanta ostilità per le “tasse”?

Una risposta ce la può dare la loro degenerazione.  L’imposizione tributaria si trasformò in “MONUMENTO AL POTERE” sorto dovunque nel mondo: sedi imperiali, regge, castelli, corti, grandi ricchezze, tronfie esibizioni applaudite e finanziate dai “tributi” versati da popolazioni subalterne povere, sottoalimentate (es. la tassa sul macinato …).  L’iniquità a quel punto diventa manifesta e genera reazioni spontanee, scomposte (sobillazioni, rivolte, rivoluzioni, …).

Nell’immaginario collettivo la colpa si focalizza sulle “tasse”, complici dei “Ricchi”, che spesso erano esentati dal loro pagamento.  L’effetto è deteriore: la rappresentazione grafica più celebre resta quella coniata, nei primi anni del dopoguerra, dal movimento “Uomo Qualunque”: un povero cittadino spiaccicato al suolo da un compressore che lo spreme senza pietà.  L’immagine, allora, ebbe poca fortuna.  Le macerie, risultato di una stagione politica abominevole, chiedevano coraggio nuovo, cambiamento.

La storia successiva avrebbe poi rivelato “spremiture” più sofisticate: corruzione, clientelismo, complicati balzelli, non solo fiscali.  L’istituto fiscale pareva ritrovare la sua primaria dignità ma, ben presto, fu smentita da processi giudiziari gravi.

La sensazione sgradevole scollava la fiducia dalla politica, confermava l’antico, severo lascito che aveva inciso una ferita profonda nella coscienza (e nel subcosciente) dei cittadini contribuenti.  Forse è così che l’acredine contro le “tasse” diventa protagonista – slogan delle campagne elettorali di tutti gli schieramenti politici in competizione.