I DIOSCURI SONO SCOPPIATI?

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I DIOSCURI SONO SCOPPIATI?

Salvini e Di Maio stanno insieme acqua e olio.  Le contraddizioni di fondo emergono nelle dichiarazioni. Nessuno sa quale sarà l’epilogo, anche se la voglia di potere sembra far premio su tutto.

 

A sentire le dichiarazioni di ieri dei due Dioscuri (Di Maio e Salvini) impegnati (o impantanati) a formare un Governo c’è da darsi un pizzicotto per verificare se si è svegli o se, appisolati davanti alla TV, si sta sognando.

Ognuno dei due parla una propria lingua, rivolta a elettorati diversi e, sostanzialmente, divisi. Solo la voglia di potere manda avanti una trattativa nei fatti ampiamente conclusa con un fallimento.  Solo i populismi diversi e contrari li accomunano.

Si trincerano dietro complessi contratti di Governo, scopiazzati dai Tedeschi, per chiedere altro tempo.

Parla Di Maio di cambiamenti nei riti nella politica.  Tutto ricorda i Bizantini che continuavano imperturbabili le loro sterili disquisizioni circa l’eventuale sesso degli angeli mentre i turchi di Maometto II stavano per espugnare Costantinopoli (1453) e porre fine all’Impero Romano d’Oriente.

Poi giunge Salvini che, forte di sondaggi positivi, pone condizioni pesantissime nel contratto: un capitolato.  E ricorda Brenno, capo dei Galli invasori in Roma, che getta sui pesi della bilancia la propria spada per ottenere altro oro in cambio della sua ritirata.

Tutto avviene nella indifferenza di quei cittadini che guardano, se guardano, come se fosse Beautiful o di quell’altra parte di popolo che segue come tifoseria contrapposta a una partita di calcio.

Nel frattempo la casa brucia.  E la caserma dei pompieri è vuota.

Nei loro programmi, che pure contengono tutto e il contrario di tutto, non si trova cenno a un vero programma di riscatto di questo Paese.   Non una parola su come contenere un debito pubblico che, è questione di tempo, esploderà (giusto questa mattina è stato reso noto che a marzo è salito a 2.302,30 miliardi), lasciando a secco le casse di uno Stato che presto, alla revoca del Quantitative Easing, non sarà neppure più in grado di pagare i propri dipendenti.

Non un rigo per togliere l’Italia dalla situazione in cui si trova non per colpa di fattori esogeni (l’Europa, l’Euro, dicono loro), ma per la corruzione che la pervade, per la criminalità organizzata che fa di interi quartiere (se non di città) corpi separati, per lo scarso livello culturale medio dei suoi abitanti più sudditi incarogniti che cittadini, per una evasione fiscale sulla quale si regge l’economia, ma non la civiltà che sembra  dimenticata, anche nei modi.

Infine, ciliegina sulla torta, a contratto concluso (se pur si concluderà), l’idea della consultazione popolare a ratifica.

Lo sanno che la nostra è una democrazia per delega?  Che la delega la hanno avuta (purtroppo) il 4 marzo?  Allora perché la consultazione?   Ma semplice: perché l’accordo venga bocciato e si torni ad elezione nelle quali ciascuno dei Promessi Sposi spera di uscire unico vincitore.

Peccato che lo sconfitto sia il Paese!

 

 

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