IL CARRO DEL VINCITORE.

L’arte romana del trionfo
Ecco i Dioscuri (Salvini-Di Maio) con la Vittoria sul carro del trionfo. Pronti a saltare sopra?

IL CARRO DEL VINCITORE

Sono cominciate le grandi manovre.  Gli opinionisti sono all’opera per riposizionarsi, senza vergogna, con unico valore: i loro portafogli.

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Fra i primi a distinguersi per la prontezza, spesso l’audacia, nel salto sul carro del vincitore sono gli opinionisti, senza distinzione fra quelli della carta stampata o della televisione.

Salvini, fino a ieri il diavolo da esorcizzare, è diventato un buon diavolo, pieno di senso di responsabilità, di attenzione per il Paese e per gli ultimi.  Purché non siano i giovani o i risparmiatori, eterne vittime sacrificali di ogni nostrano populismo.

Di Maio, fino a ieri grandissimo cialtrone, incompetente ed inconcludente diventa un genio della politica, secondo (forse) solo a Cavour.

Provate ad accendere il televisore e collegarvi a qualcuno dei rotocalchi (i salotti) dove opinionisti e politici fingono di scannarsi e noterete la differenza.   Forse, come me, vi chiederete perché quel tale o tal’altro opinionista è diventato così indulgente verso i due citati personaggi; come mai ora vengono fuori pregi prima ignorati?

Semplice, io rispondo, perché dal Governo (o meglio da POTERE) indirettamente o direttamente dipendono le loro comode e ben remunerate poltrone.  Direttamente attraverso la TV pubblica o quella privata (ma che sappiamo tutti di chi è).   Indirettamente attraverso le provvidenze che il Governo attribuisce alla carta stampata, tenuta sotto controllo non attraverso forme coercitive come la censura, ma attraverso contributi a carico della fiscalità generale, come il contributo per l’acquisto della carta (che spiega come molti quotidiani siano autentici tomi) o il contributo postale.

Il 3 dicembre 2014, il premier Matteo Renzi, rispondendo ad un “question time” alla Camera dei Deputati, ha «conferm[at]o la volontà di Palazzo Chigi e del Dipartimento per l’editoria di intervenire, perché il livello di interventi in questo settore ⌊i contributi a favore dell’editoria⌋ non ha paragoni in nessun Paese al mondo».

Quindi poco mi stupisco della volubilità di certi censori: la pagnotta (ben farcita) è pur sempre la pagnotta.   “Paris vaut bien une messe” affermava Enrico IV il Grande!

 

 

 

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