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IL LAVORO.

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Stare con i lavoratori non significa prenderli in giro con provvedimenti estemporanei ma operare con prospettive concrete.

Quello che c’è, quello che non c’è, quello che non viene difeso e valorizzato.

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L’ipotesi di chiusura dello stabilimento di Taranto,  con conseguente perdita (con l’indotto) di circa 20.000 posti di lavoro e di oltre un punto di PIL (e lo spread se ne è già accorto), per non dire della scomparsa di una fonte domestica di approvvigionamento dell’acciaio per tutta l’industria meccanica Italiana, sta terrorizzando il nostro Governo.   Solo nel Movimento 5 Stelle i più irriducibili pensano ancora che la chiusura sia un bene.   Non di questo caso però vorrei parlare (chi vuole può andarsi a rivedere questo post[1]).

Il vero problema è che in Italia non c’è una vera politica per il lavoro, non esiste un disegno, non dico di lungo respiro ma neanche di breve termine per affrontare la questione. Eppure non mancano le statistiche in proposito: sono proprio loro, le statistiche, che ci suggeriscono quale sia la radice del problema.  Eccole le statistiche[2].

In Italia si lavora troppo e male.   Il nostro Paese è ai vertici UE per ore lavorate e in coda quanto a produttività del lavoro.  I lavoratori dipendenti, quelli che prendo in considerazione,  in Italia sono 17.200.000[3].   Non conteggio i 5.300.000 lavoratori indipendenti: loro, per una serie di motivazioni che qui tralascio, non sono utili al mio discorso.

Ora se, come da statistica, in Italia si lavorano 1719 ore annue e la media Ue è di 1568 ecco che, con una semplice funzione lineare[4] scopriamo che i lavoratori dipendenti occupati potrebbero aumentare di 1.656.000.   Altro che i 500.000 di cui si riempie la bocca qualcuno proponendo estemporanei provvedimenti!  E, per carità di patria, non faccio confronti con la Germania – 1360 ore-lavoro annue.

L’altra statistica – quella sulla produttività che deve essere migliorata – non si può trascurare, ecco che l’ipotesi di almeno 1.000.000 di posti di lavoro in più non sia fantasia. Una politica, concertata con i sindacati, di riduzione degli orari di lavoro per allinearlo alla media Europea appare indispensabile.  E il Governo ha gli strumenti e le risorse per sostenerla operando, in modo selettivo col taglio del cuneo fiscale: l’incentivo – pienamente condivisibile –  dovrebbe essere indirizzato al sostegno della riduzione del monte ore lavorato e all’accrescimento della produttività in concertazione col Sindacato, non presentarsi come l’ennesimo provvedimento di bonus “a pioggia” fine a se stesso.

 

[1] http://giuli44.altervista.org/ilva-quale-destino/

[2] https://www.ilsole24ore.com/art/lavoro-piu-stakanovisti-europa-record-italia-e-grecia-ABOtdWnB

[3] https://www.truenumbers.it/italiani-al-lavoro/

[4] 17.200.000 x 1719 / 1568 = 18.856.000