IL PADRONE DEL VAPORE.

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Capitan Uncino (il padrone del vapore) si confronta col coccodrillo (il mercato).

Nel caso CARIGE la BCE è intervenuta: per ora con una lettera che suona come una mozione di censura per l’azionista di riferimento, il quale replica.

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Il “padrone del vapore” era la locuzione con cui a Genova ci si riferiva all’armatore non particolarmente versato nei rapporti con l’equipaggio, esercitando sullo stesso un potere rigido, totalitario e risultando piuttosto avventato nelle sue decisioni.

Orbene uno di questi “padroni del vapore” è, da alcuni anni, azionista di riferimento della più importante Banca Ligure.   Nel giro di tre anni ha decapitato due amministratori delegati, al terzo, per la sua iniziativa, è già stato tolto il colletto della camicia per semplificare l’opera del boia.  Ma giunge un messo del Re (in questo caso la BCE) con un messaggio: «Fermati! non ti sembra di esagerare?».  Questo in sostanza il succo della lettera che la Banca Centrale Europea ha inviato pochi giorni fa a Vittorio Malacalza (il nostro padrone del vapore).

Come risponde con precisione il desso non sappiamo, la sua nota di replica non è stata resa pubblica.  Pubbliche sono state le sue reazioni.  Quasi piagnucolando (almeno secondo quanto traspare dagli organi di stampa che le riportano) asserisce che «Non c’è alcuna contrapposizione tra me e Bce e tutte le nostre interlocuzioni sono state ispirate a una dialettica che, nel rispetto dei ruoli, è intesa al perseguimento del bene della Banca». Delle due una: o alla BCE sono storditi o il Nostro non sa, o finge di non sapere, leggere quella lettera, nella quale viene censurato apertamente un allegro via vai di AD con ripercussioni negative per quel bene della Banca che, a parole, egli manifesta.

Questo pur stendendo un velo pietosi sulle numerose, costose e da esiti incerti, cause intraprese contro Montani, Fondo Apollo, Castelbarco.  Chi le ha volute?  Per volere di chi sono stati defenestrati in successione gli AD Montani e Bastianini?  Perché ora non si lascia lavorare in pace Fiorentino, costantemente minacciato di fare la stessa fine dei suoi predecessori?

Le ragioni a me sembrano chiare: Malacalza non vuole che sul cassero salgano altri; vuole guidare quella che ritiene la sua nave senza intromissioni, fosse anche per portarla sugli scogli.  Il bene della Banca passa per una aggregazione: è così chiaro che non merita ulteriori considerazioni.  E’ peraltro altrettanto chiaro che in un gruppo più ampio sul ponte di comando salirebbero altre persone e il potere assoluto del padrone del vapore subirebbe, quanto meno, un ridimensionamento.  Non il bene della Banca persegue Malacalza, ma la protezione di quanto in essa investito per avere quel potere che ora potrebbe venirgli meno.

vedi anche http://giuli44.altervista.org/strigliata-a-carige/

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