In quale Repubblica?

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IN QUALE REPUBBLICA SIAMO?

L’impasse politica in cui sembra si trovino i Partiti usciti dalle elezioni del 4 marzo pone la questione di sapere in quale Repubblica ci troviamo.

E’ opinione comune che con quelle elezioni sia stata affossata la cosiddetta seconda Repubblica.  La mia domanda è: c’è mai stata una seconda Repubblica?  Ritengo di no.  Per sancire la fine della prima Repubblica sarebbe stato necessario un cambiamento della Carta Costituzionale, come avvenuto in Francia.  Lì sono alla quinta Repubblica, ma ogni volta la Costituzione è stata variata!  Da noi ogni tentativo in proposito è stato affossato per veti incrociati (a parte la sciagurata e poco significativa per i vertici dello Stato, riforma del Titolo V).

La prova che nessuna seconda Repubblica è mai nata sta nei fatti.  Ogni Governo, di destra o sinistra, succedutosi dal 1993 è stato costantemente ostaggio di minoranze rissose, di voltafaccia di Parlamentari che, con estrema disinvoltura, cambiavano casacca o si inventavano improbabili formazioni politiche,  in ossequio alla “Legge della Poltrona” e alla faccia dello sbandierato maggioritario.

La situazione rischia di essere peggiore dopo il 4 marzo.  Quanti profughi politici si accaseranno col vincitore, ammesso che alla fine del balletto poco edificante in corso se ne profili uno?  E con quale credibilità questo “vincitore” verrà accolto nella comunità internazionale, in particolare nella UE, dopo l’indecoroso spettacolo?

Le elezioni hanno mostrato una frattura nel Paese che rispecchia, grosso modo, la spaccatura economica e sociale esistente.  Ciò che va bene per il Centro-Nord non va bene per il Centro-Sud e viceversa.  La situazione ricorda tremendamente la Cecoslovacchia (pace all’anima sua), prima della divisione fra Repubblica Ceca (occidente sviluppato di quel Paese) e Repubblica Slovacca (oriente arretrato dello stesso).

La domanda che dovrebbero porsi le forze politiche è: è possibile tenere insieme l’Italia o siamo giunti sull’orlo del precipizio di una Unità Nazionale che, nei fatti, non è mai esistita?

Le cose che chiedono le 2 parti del Paese sono diametralmente opposte e certificate dall’esito del voto.  Sembra conseguentemente necessario un ruolo di ricucitura, se si vuol salvare l’Unità del Paese, ruolo che non può essere di altri se non del Partito Democratico; altro che arrocco in un anacronistico Aventino!

Si facciano forza e si rendano promotori di una revisione Costituzionale che riordini e adegui (dopo 70 anni qualsiasi edificio abbisogna di manutenzione) l’ordinamento repubblicano e faccia partire una vera Seconda Repubblica.  Si accorpino le Regioni (non c’è bisogno di scervellarsi molto: basta prendere la suddivisione di Augusto, I sec.d.c.).   Si faccia chiarezza sul ruolo del Presidente della Repubblica, sempre più regolatore della politica, ma ufficialmente solo notaio; sulla funzione dei 2 rami del Parlamento, sopprimendone uno o almeno differenziandone i compiti; sulle materie concorrenti fra Stato e Regioni, aumentando le autonomie regionali, abolendo le Regioni a Statuto Speciale, dando però preminenza alla funzione statale.

Mi si potrebbe obiettare che si tratta in buona parte delle riforme bocciate al referendum del 2016, ma tale risultato è stato inficiato da odio personale verso Renzi e da un errore tattico dello stesso col rifiuto di spacchettamento dei quesiti.

9 aprile 2018

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