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ITALEXIT.

Italia mia, benché ’l parlar sia indarno
a le piaghe mortali
che nel bel corpo tuo sí spesse veggio,
piacemi almen che ’ miei sospir’ sian quali
spera ’l Tevero et l’Arno,

e ’l Po, dove doglioso et grave or seggio.
Rettor del cielo, io cheggio
che la pietà che Ti condusse in terra
Ti volga al Tuo dilecto almo paese.

                                           Francesco Petrarca – Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta) 

A gran voce da più parti la si invoca come un toccasana.

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Italexit, cui prodest?  A chi giova?  Se ci facciamo questa domanda e analizziamo risposte e comportamenti negli schieramenti politici, arriveremo a conclusioni probabilmente lontane dalle aspettative.  Prima di tutto significa riprendersi la sovranità monetaria, cioè stampare moneta.

SOVRANITA’ MONETARIA.

Penso che molti fra coloro che leggono e hanno più di 50 anni (parlo a chi vive di pensione e stipendio) ricordino quale fosse negli anni ’70-’80-’90 la situazione nel nostro Paese allora sovrano. L’inflazione si mangiava in men che non si dica ogni incremento salariale.  La lira periodicamente subiva una svalutazione “competitiva”: il termine, edulcorato, stava a significare: facciamo in modo di avere più esportazioni a scapito del tenore di vita interno.

Contenti gli industriali che guadagnavano in valuta pregiata (che spesso rimaneva imboscata all’estero). Gabbati i lavoratori che si vedevano il portafogli sempre più pieno di soldi che valevano sempre meno, ma tenuti buoni da “benefit” come pensioni anticipate e aumenti di stipendio che presto venivano falcidiati dall’inflazione.  Qualcuno, più avveduto, all’epoca definì “l’inflazione la più ingiusta delle tasse, perché colpisce i ceti più deboli”.  Per gli effetti odierni http://www.lavoce.info/archives/45937/inflazione-la-tassa-occulta-che-piace-allo-stato/.

IL GIOCO SI FA DURO.

L’Italia è tornata in mano politicamente agli illegittimi eredi di quella scienza del governo.  Mirabolanti promesse: pensioni anticipate, reddito di cittadinanza per tener buono il popolino. Uscita dall’UE e dall’euro per impoverire a sua insaputa quello stesso popolo sono quindi gli obiettivi veri di chi predica questo sovranismo.

Dietro la faccia di Salvini, campione della cancellazione della Fornero per prendere i voti di lavoratori, si vedono i profili dei vari padroncini, pronti a far bottino con l’aumento dell’export[1] e salari di fatto più bassi, perché inflazionati.   Dietro le esaltate espressioni di Di Maio la certezza che la promessa di soldi per tutti si auto-diluirà in una sicura svalutazione immediata e poi ancora nella inflazione, non appena raggiunta la sovranità monetaria.

Stabilito, come ho cercato di spiegare nel mio post http://giuli44.altervista.org/numerini/. , che l’accollo del debito Italiano alla UE è non solo improbabile, ma impossibile, si spiega la tracotanza dei due verso le Istituzioni Comunitarie: la speranza segreta, ma vana, di essere espulsi dalla UE.  Non sarà così: l’unico modo per uscire dalla UE è dichiararlo apertamente  in base all’art. 50 del Trattato.[2]  E vedremo in quella sede se il popolo Italiano sarà così bue da voler fare un salto indietro di 40 anni.

 

[1] Vedi, qualche giorno fa, endorsement del Presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, per la Lega

[2] Ogni Stato membro può decidere di recedere dall’Unione conformemente alle proprie norme costituzionali.