LA CAMPAGNA DI FRANCIA.

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Battaglione bersaglieri volontari “Benito Mussolini” durante la battaglia di Francia – 1944

Nessuno se lo aspettava: Conte scende in campo nella “campagna di Francia”.  

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Da qualche giorno è iniziata nel Governo Italiano una autentica “Campagna di Francia”.  Per fortuna di tutti non bellica.   Iniziata con l’insulso attacco al Franco CFA[1] dell’inarrivabile DI BATTISTA, proseguita da Di Maio e Salvini, in un primo momento è stata sfumata dalla dichiarazioni di Moavero e Conte.

Affermò Moavero l’altro ieri: «Penso che facciano parte di questo nuovo quadro politico che ci accompagna verso le elezioni europee, che vede la dialettica essere più accesa, più vivace, ma che tutto sommato contribuisce a creare quello spazio pubblico europeo, magari in maniera un po’ più brusca di quello che ci aspettavamo».  E Conte (interrogarsi sulla’efficacia delle politiche Europee) «non vuol dire mettere in discussione la nostra storica amicizia con la Francia, né tantomeno con il popolo francese. Questo rapporto rimane forte e saldo a dispetto di qualsiasi discussione politica».

ALLA CONFERENZA DI DAVOS.

Con ben altri toni si esprime il nostro Presidente del Consiglio alla Conferenza Internazionale di Davos, mettendo sul tappeto, con inconsueta asprezza, tutti gli elementi di frizione fra i due Paesi[2].   Tacendo sulla ingerenza negli affari interni di un altro Paese del DI MAIO, con il suo endorsement ai Gilet Gialli, punta il dito sul ricorso (a mio avviso una ritorsione conseguente) Francese all’Antitrust Europeo per l’acquisizione dei cantieri STX da parte di Fincantieri.

Polemizza con l’accordo Franco-Tedesco di Aquisgrana suggerendo alla Francia di mettere il suo seggio nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU a disposizione dell’Europa, rimproverandole di perorare la causa dell’ammissione della Germania nello stesso organismo.  Sottace il nostro che quell’accordo nasce dal quadro di riforma Europeo (maggiori poteri all’U.E. in materie come bilancio, politica estera, difesa comune) avviato con la presenza fattiva del Governo Gentiloni e da cui, per becero sovranismo, proprio il suo Governo si è sfilato.

Attacca sulla questione migranti, sposando appieno le tesi di Salvini, dimenticando che il suo Governo nulla ha fatto per la modifica degli accordi di Dublino, sul quale pur c’era ampia disponibilità da diversi Paesi, in primis la Germania.  Allineandosi con le tesi dei Paesi di Visegràd il Governo si è alienato ogni simpatia e appoggio.

Assalta infine la costruzione Europea e l’Euro: affermando che il prezzo della stabilità è stato la crescita debito pubblico e l’austerità di bilancio ha frenato la crescita del Pil.  Tutto molto in linea, nonostante le grandi dichiarazioni “l’euro non si tocca” con le tesi di sovranità monetaria più volte espresse da Beppe Grillo, Di Battista e Salvini che, non dimentichiamolo, il NO EURO lo ha portato nel suo simbolo elettorale.

Alcuni pensano, ed io condivido, che queste posizioni conflittuali, vadano al di là della campagna elettorale per le Europee.  All’interno del M5Stelle ci si sta rendendo conto della inadeguata pochezza della leadership di Di Maio e Conte si candida a capo del Movimento, spostandosi su posizioni più intransigenti, più gradite alla base elettorale del Movimento.

 

 

[1] http://giuli44.altervista.org/balle-spaziali-il-sequel/.

[2] https://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2019/01/23/conte-davos-francia-bce-migranti/228424/.

 

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