La crisi della politica si riverbera sulla finanza e da questa sull’economia.

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Santo cielo! Le casse del partito sono vuote. Qui ci vuole una idea o chiuderemo i battenti per fallimento!

LA CRISI POLITICA SI RIVERBERA SULLA FINANZA. POI TOCCHERA’ ALL’ECONOMIA.

Il ben noto copione dei partiti che si sovvenzionano tramite la finanza, determinandone crisi o boom, è ripartito? Vediamo come funziona.

 

Ieri il Presidente della Repubblica ha preso atto della impossibilità di risolvere la questione della formazione di un Governo politico.  Hanno vinto la rissosità ed i veti incrociati; ma siamo sicuri che per i protagonisti degli ultimi mesi si sia trattato di una sconfitta a tutto campo?

Sappiamo bene come quasi tutti i Partiti siano attanagliati, oltre che da una crisi di consensi – basta guardare i dati sull’astensionismo -, da gravi difficoltà economiche.  L’abolizione del finanziamento pubblico, la scarsa adesione dei contribuenti al meccanismo del finanziamento attraverso il 2 per mille, la caduta verticale delle tessere hanno prosciugato le già non floride casse partitiche (per non dire che li ha messi in brache di tela).

Il mio sospetto (“a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si imbrocca” diceva Andreotti, vecchia volpe della politica) è che siano ricominciati quei meccanismi di autofinanziamento dei Partiti attraverso i comportamenti sciagurati, tipici, anche se mai esplicitamente ammessi, nella cosiddetta Prima Repubblica.

Il meccanismo è abbastanza semplice e funziona soprattutto al ribasso. Come primo passo ci si mette al ribasso sui titoli e/o sugli indici (attraverso vendite allo scoperto, acquisto di opzioni PUT, vendita dei futures sugli indici, etc.), cercando nel contempo di tranquillizzare il più possibile i mercati in modo da spingerli al rialzo (… non ci siamo ancora accordati, ma … l’intesa è vicina, … è necessaria per il bene del Paese e altre frasi rasserenanti …) .  I valori degli strumenti ribassisti calerà continuamente e le nostre volpi acquisteranno a man bassa.

Il secondo passo consiste, accompagnandolo da roboanti dichiarazioni tese a scaricare su altri le proprie responsabilità, nel mandare tutto a catafascio.  Tutti le aspettative finanziare vireranno al ribasso, magari anche violentemente, procurando ai ribassisti enormi profitti.

Risultato odierno: lo spread BTP/BUND, ieri quotato 122 punti, oggi vale 131. Guadagno netto del 9% in un giorno per i ribassisti!  Il listino principale della Borsa di Milano perde il 2,15%, contro una media delle altre borse del Continente di un -0,50%.  Anche qui forti utili all’orizzonte.

Chi, digiuno di economia, legge queste notizie potrebbe pensare: e a me che importa, non è che il mio stipendio o la mia pensione si abbassino per questi fatti! questa è roba da ricchi, non per noi poveracci!

Intanto diciamo che se si alza lo spread significa in primis che lo Stato non potrà più finanziarsi a quei tassi di interesse minimi che fino a ieri pagava. Pagando più interessi le alternative sono solo due: o si aumentano le tasse (e ben sappiamo chi le paga da noi) o si riduce la spesa, tagliando su stipendi a pubblici dipendenti, pensioni, aumentando i ticket, rinviando o sospendendo aggiornamenti retributivi e pensionistici già deliberati e attesi.  Quindi, caro digiuno, anche tu sarai coinvolto!

E per la borsa?  Bene un allontanamento di capitali provocato da indebolimento delle quotazioni determinerà a cascata un indebolimento dell’economia.  Quindi: riduzioni di personale, rinvio sine die di investimenti programmati, cancellazione delle assunzioni che quegli investimenti avrebbero consentito.

Pensaci bene, caro digiuno, se in autunno si tornerà a votare non farti illudere da specchietti per allodole come flat-tax,  redditi gratis per tutti.  Il Paese dei balocchi non esiste e se qualcuno vuol fartelo credere per ottenere il tuo consenso, comprati subito un cappello bello alto per coprire le orecchie d’asino che, novello Pinocchio, presto ti spunteranno!

 

 

 

 

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