LA LEGGE “SICUREZZA” E I SINDACI[1].

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Le Leggi si rispettano: la loro incostituzionalità accertata nei modi previsti dalla Costituzione.

Contributo del  Prof. GIANCARLO ROLLA.

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Nei giorni scorsi alcuni Sindaci hanno comunicato la loro intenzione di non dare applicazione a parte della legge “sicurezza” relativa alla disciplina dell’immigrazione[2]; Tale presa di posizione è stata amplificata da numerosi organi di stampa e programmi televisivi, rafforzata da prese di posizione di politici e liberi pensatori. Il tutto ha contribuito ad alimentare una grande “confusione”, rendendo quasi impossibile comprendere di che cosa si stia parlando.
Si è creata, insomma, una grande disinformazione.
Con queste poche righe ho ritenuto utile intervenire, inaugurando una rubrica periodica, per dare un piccolo contributo affinché il dibattito sia il più possibile consapevole. Se non vi è chiarezza su ciò di cui si parla, ogni discussione si trasforma in una disputa immotivata.
Se queste note vi sembrano di interesse, vi prego di condividerle con i vostri followers.

Non entro nel merito della legge (penso che ognuno di noi si sia fatto un’opinione personale), mi concentro, quindi, su affermazioni e comportamenti tenuti nei giorni passati.

POSIZIONI

  1. Card. Bertone: si ai Sindaci obiettori (prima pagina di un quotidiano). Eppure l’art.7 Cost. afferma che lo Stato e la Chiesa cattolica sono nel loro ordine autonomi e sovrani: cioè, le autorità dello Stato non possono chiedere ai fedeli di astenersi dai sacramenti e le autorità ecclesiastiche non possono chiedere ai funzionari pubblici di non applicare le norme dello Stato.
  2. Non intendiamo dare applicazione a norme incostituzionali (motivazione della presa di posizione di alcuni Sindaci).
    E’ vero che, oggi (soprattutto dopo i dibattiti degli anni scorsi sui referendum costituzionali) nei giornali, nei programmi televisivi, nelle discussioni tra amici tutti si qualificano come “Costituzionalisti”. Tuttavia, esiste un principio universale per cui se una legge è regolarmente entrata in vigore, diviene applicabile e obbligatoria: sussiste una presunzione di legittimità Costituzionale che soltanto una sentenza della Corte Costituzionale può contrastare.
    Tutte le affermazioni di incostituzionalità che non provengono dai giudici costituzionali hanno lo stesso valore (sono pensieri opinabili del singolo).  Ma la legge è stata firmata dal Presidente della Repubblica (il Ministro degli interni).
    Tutte le leggi, per entrare in vigore debbono essere firmate e promulgate dal Capo dello Stato, ma tale atto non le “salva” da una eventuale, futura dichiarazione di incostituzionalità. Vero è tuttavia che se il Presidente della Repubblica, in sede di controllo della legge, ha dei seri dubbi di incostituzionalità o di opportunità dovrebbe rinviarla alle Camere per una nuova deliberazione.
    La circostanza che non abbia rinviato la legge dovrebbe essere interpretata nel senso che il Capo dello Stato non ha individuato nella formulazione del testo firmato elementi chiari di illegittimità. La circostanza, però, che lo stesso abbia accompagnato la firma della legge con un richiamo alla normativa internazionale e al rispetto dei diritti dovrebbe essere interpretata nel senso che il Presidente della Repubblica invita tutti gli operatori a evitare che in sede di attuazione delle legge si compiano scelte potenzialmente lesive di diritti individuali.
  3. Vi è nella legge una lesione dell’art.3 Cost. che vieta discriminazioni (dichiarazione del Sindaco di Napoli in una intervista televisiva).
    Mi dispiace che un ex magistrato (laureato in giurisprudenza e che ha sostenuto un esame di Diritto Costituzionale) faccia confusione sugli articoli della Costituzione. L’art.3 afferma: “ Tutti i cittadini hanno eguale dignità sociale sono eguali davanti alla legge senza distinzione di…”. La tutela dei diritti degli stranieri non si fonda sull’art. 3, ma sull’articolo 10 della Costituzione, che impone allo Stato di riconoscere agli stranieri i diritti previsti dall’ordinamento internazionale.
    Esistono, cioè, diritti dei cittadini e diritti degli stranieri: in alcuni casi essi coincidono, in altri si differenziano : ad esempio io posso circolare e soggiornare liberamente su tutto il territorio italiano (cittadino), ma per soggiornare negli USA o in Russia devo avere un visto e un documento valido ( essendo uno straniero). Così, come nel caso, degli stranieri esistono diritti validi per tutti e diritti riservati solo a chi dimora regolarmente.
    In definitiva non si tratta di non differenziare il trattamento, ma di riconoscere agli stranieri i diritti riconosciuti in ambito internazionale come spettanti a tutti gli individui.
  4. Di che cosa abbiamo bisogno: dichiarazioni dirompenti o spirito collaborativo (come manifestato dall’ANCI)?
    I rapporti tra lo Stato, le Regioni e i Comuni debbono ispirarsi – come ha più volte detto la Corte Costituzionale – al principio di “collaborazione”. Ciò significa che i problemi che l’applicazione di ogni legge pone ( e una legge come quella di cui stiamo parlando ne pone molti, specie sotto il profilo organizzativo e di tutela dei diritti dello straniero) non debbono essere amplificati da dichiarazioni unilaterali e di mera propaganda, ma “lavorando insieme” per risolverli. Il nostro ordinamento prevede in proposito molti organi collegiali e sedi istituzionali per affrontarli attraverso una discussione che coinvolga tutti i soggetti interessati.
    E’ questa la via che debbono auspicare sia coloro che sono veramente interessati a che una legge della Repubblica sia applicata bene, sia coloro che sono sinceramente preoccupati che una cattiva applicazione della stessa possa ledere diritti universali.

 

[1] Ospito queste interessanti note del Prof. Giancarlo Rolla.  Il Professor Giancarlo Rolla, ora in pensione, è stato ordinario di Diritto Costituzionale dal 1980 presso le Università di Cagliari,Siena e Genova. Nel corso degli anni, svariate sono state le sue partecipazioni a Centri di Ricerca e ad  associazioni italiane e internazionali di studi sul diritto Costituzionale. Numerosissime le sue pubblicazioni.

[2] http://giuli44.altervista.org/sindaci-traditori/.

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