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LA NOTTE DI LONDRA.

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Il Regno Unito esce dall’U.E. Ma la vera sconfitta va ascritta al Labour Party.

Con la vittoria di Boris Johnson il Regno Unito si stacca, forse definitivamente, dall’Europa.  E il Labour Party getta la spugna

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Dunque su Londra è scesa la notte della Brexit[1].  Fra gli applausi dei nostrani fautori dell’uscita dalla U.E., incuranti della sorte che toccherà ai circa 700.000 di concittadini che là vivono, lavorano e … si ammalano.   Indifferenti i vari Salvini, Borghi, Meloni, pur di esaltare il loro principio di becero sovranismo populista.

In tutto questo bailamme la vera sconfitta va ascritta al Labour Party che sull’argomento ha tenuto una posizione confusa e contraddittoria.  Abbandonata la linea moderata (e vincitrice!) di Tony Blair e sposato il solco incerto e massimalista tracciato dall’attuale leader Jeremy Corbyn, il Labour scende al minimo dei consensi da un secolo a oggi.

C’è un insegnamento anche per noi?  Credo di sì: più d’uno!  Abbandonare la linea di una socialdemocrazia liberale[2] in una società matura porta magari a riempire le piazze ma svuota le urne elettorali.   Una lezione da imparare velocemente dai nostrani Partiti che alla Sinistra si richiamano ed, in particolare, dal PD.

Pur nel rammarico della sconfitta dei Laburisti colgo in quel risultato elettorale un altro segnale, questa volta di chiarezza: il sistema maggioritario è l’unico che consente un rigore nei risultati.  Permette alla Democrazia di non tartagliare fra vuote formule ed alleanze spurie che portano ad un sostanziale immobilismo, a mille contraddizioni che rallentano ed inceppano i Governi.  Ci pensino i nostri Partiti di Sinistra nel momento, presto, in cui si andrà a parlare di Legge Elettorale.

 

 

[1] https://www.corriere.it/opinioni/19_dicembre_12/brexit-boris-7f8bb6ec-1d2f-11ea-9d5e-8159245f62dc.shtml

 

[2] La definizione è dello stesso Tony Blair

3 Risposte a “LA NOTTE DI LONDRA.”

  1. Ormai il solco è tracciato: o con le istituzioni sovranazionali o con la difesa della indipendenza nazionale. Gli inglesi hanno potuto scegliere perché lì la democrazia funziona ancora. Vedremo se hanno fatto bene o fatto male: il tempo chiarirà. Per ciò che riguarda le sinistre perdono sia quelle liberal che quelle sociali e ciò mi addolora. Nel RU, comunque, la posta in gioco era un’ altra: l’ indipendenza nazionale, la possibilità di decidere del proprio futuro senza troike sul collo e,in questa situazione, Corbin non poteva vincere: il popolo inglese ha votato per l’ indipendenza

    1. Sono in assoluto disaccordo con queste conclusioni. I piccoli Stati-Nazione dell’Europa sono in balia di USA, Cina e Russia senza la U.E.
      Già per l’UK si profila il “protettorato” USA dalle profferte di Donald Trump, immediatamente accolte da Boris Johnson.
      Lo status che si profila per chi esce dall’Unione è quello, di fatto, di colonia.

      1. Intendiamoci. Sono perfettamente consapevole che i piccoli stati europei ,da soli,non hanno futuro. La crisi che viviamo da un decennio,però, ha innescato nei popoli d ‘ Europa l idea contraria. Questa è la situazione oggettiva. Chiediamoci : perché? Forse le istituzioni europee,poco democratiche,lontane, insindacabili, impositive e sovietiche hanno contribvito a far nascere in molti questa idea? Forse un ‘ Europa poco politica e molto economica ha fatto disamorare i popoli? Forse le dinamiche sociali innestate dall’ euro e dalla sua gestione hanno favorito i pochi e sfavorito i molti creando enormi disuguaglianze? Io penso che la sinistra dovrebbe rispondere a queste domande,invece di proporre il nulla sardinesco.

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