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LA RAGIONE.

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Elogio della Ragione (o, almeno, della ragionevolezza).

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I PENSIERI DELLA NOVANTATREENNE NONNA EDILIA.

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Ragione: parola impegnativa, pesante, se vogliamo, che tuttavia occupa pur in modo differenziato, ogni aspetto dei nostri rapporti.  La troviamo nel lessico familiare, giuridico, politico, filosofico.

“Per quale ragione?” è la domanda che ci poniamo prima di prendere una decisione.  Si potrebbe dire: a che scopo?   Nel caso potremmo sostituire il lemma con motivazione, obiettivo.   La ragione più legittimata pervade la sede giudiziaria: ragione o torto (innocente o colpevole).  Nei conflitti non ci sono dubbi: la Ragione è del più forte.

Ma l’importante motivo di successo del termine è il RAZIONALISMO con il suo impegno nel contrapporsi alla filosofia classica – stoici, peripatetici, socratici e via discorrendo – simpatizzante di onanismo intellettuale autologorantesi scavando nel pensiero alla ricerca del “noumeno”, essenza di ogni forma ideale.   Il razionalismo rivolge la propria attenzione – sofisticata ma concreta – ai rapporti uomo-terra-spirito-conoscenza: è una nuova scuola.

C’è ancora la “Ragion di Stato”: impari accostamento giacché il concetto di Stato assorbe quello della Ragione e ne fa il suo gregario.   La politica è la più assidua praticante di questa funzione ambigua ma, pare, inevitabile.

I derivati della Ragione: ragionevolezza, razionalità sono figure retoriche poliedriche per come sono intrise di fattori caratteriali: sensibilità, remore, residui di esperienze antiche, prospettive, aspettative future.

La cultura avrà ragione quando riuscirà ad individuare un comun denominatore: «SOMMA RAGIONE», valore ecumenico del pensiero strettamente correlato alle esigenze concrete dell’esistenza naturale.