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L’ANOMALIA DEL CAPITALISMO ITALIANO.

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L’anomalia de capitalismo Italiano: scarsa preparazione, nessun aggiornamento, poca managerialità.

Il tessuto produttivo Italiano, costituito da aziende di piccole dimensioni, è esposto alle crisi per mancanza di managerialità e per carenza di figure professionali adeguate.

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Piccolo è bello!  Questo il mantra che tante volte ci viene ripetuto a proposito dell’anomalia del capitalismo Italiano.  Ma siamo certi che sia così?

Certamente la piccola azienda, anche per i rapporti interpersonali che si vengono inevitabilmente a creare, ha più remore a ricorrere con disinvoltura a licenziamenti o forme analoghe di riduzione della mano d’opera.  Ne abbiamo una riprova ogni volta che una crisi economica si affaccia: l’economia Italiana mostra segni di resilienza maggiore di altri Paesi.  Se però la crisi si aggrava e si approfondisce, come avvenuto nel 2008, questo nostro sistema viene travolto: chiusura di aziende per fallimento, cessione a realtà di maggiori dimensioni con conseguenti ristrutturazioni produttive e perdita di posti di lavoro.

Per queste piccole realtà che conosco per averci lavorato direttamente, per esserne stato poi in contatto e in collaborazione, ho elaborato una mia personale “regola del 3”, forse semplificando troppo.  All’inizio dell’azienda c’è una persona piena di iniziativa, a volte geniale, non necessariamente acculturata che ha un’idea e la pone, con successo, in atto.  L’azienda viene portata avanti e fatta crescere dalla generazione successiva, spesso più acculturata da una formazione specifica, che la fa crescere.  Giunti alla terza generazione quasi mai c’è qualcuno che ha voglia di proseguire: troppa fatica, interessi diversi, godersela con ricavato dalla cessione dell’azienda.

L’azienda a questo punto finisce nelle mani di una realtà più grande, magari straniera, che la fagocita, ne incamera marchi e brevetti, chiude le realtà produttive o la ristruttura pesantemente con gravi conseguenze per i territori e l’occupazione.

Il capitalismo familistico, salvo poche eccezioni, diffida di una gestione manageriale: la direzione aziendale passa per eredità e sopravvive finché non si giunge all’incapace che o le fa fallire o se ne disfa:  l’incapacità o la disaffezione del vertice causa la crisi.   Il sistema vale anche per le aziende pubbliche o semipubbliche dove impera, in luogo della successione dinastica, la fede e l’appoggio politico succedanei della competenza.  Realtà mortificante per chi, operando all’interno, deve assistere impotente allo sfascio.

Dalle parti della politica manca una visione del problema: non esistono o sono marginali, le grandi scuole come l’École normale supérieure o l’École nationale d’administration.  Mancano insegnanti preparati e, soprattutto aggiornati che dovrebbero formare nei Licei a indirizzo tecnico i quadri intermedi delle aziende[1].  Viene affossata la riforma buona scuola nella parte dell’alternanza scuola-lavoro: anziché correggerne le imperfezioni la si riduce ad un puro un simulacro[2].   La scuola è avulsa dal mondo reale con insegnanti inadeguati che preparano figure inutili alle realtà aziendali per obsolescenza dello stesso insegnamento e scarsa cura per indirizzare i ragazzi.

 

[1] https://www.linkiesta.it/it/article/2019/02/05/laureati-italiani-ecco-perche-non-trovate-lavoro-colpa-della-scuola-de/409.76/.

[2] https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2019-01-23/perche-giovani-fanno-fatica-trovare-lavoro-italia-180837.shtml?uuid=AESVfiKH.