Le banche centrali non sono esenti da critiche

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Ma le banche centrali si possono criticare?

 Molte banche (quasi tutte) si sono distinte nell’ultimo decennio per una finanza che si potrebbe definire allegra.   Prestiti accordati con facilità, concessi non per una valutazione del merito creditizio, ma agli amici degli amici  (specie politici), persino per malversazioni personali di alcuni personaggi al loro vertice.   Tutto ciò ha creato la montagna dei Non Performing Loan  ora in qualche modo da smaltire con impatto pesantissimo sui bilanci e l’intera economia.

Ora io mi chiedo: dove era l’attività di Vigilanza delle Banche Centrali?  Eppure le ispezioni venivano regolarmente eseguite. So che i dipendenti della nostra Banca Centrale hanno retribuzioni nettamente superiori a quelle di un bancario medio.  Allora? Non si sono accorti di nulla perché erano degli incompetenti messi in quella posizione in virtù di alte raccomandazioni?  Peggio ancora, erano conniventi?  O qualcuno più in alto insabbiava le loro relazioni?  Non ho una risposta a questa domanda, ma certo sono rimasto perplesso e sorpreso dalla recente conferma dei vertici Bankitalia. E non posso che rimarcare l’appoggio incondizionato ricevuto dal Governatore Visco dai membri di una formazione politica che ora si presenta alle elezioni come LIBERI E UGUALI, quando il Segretario del partito di maggioranza al Governo si era a chiare lettere espresso per la sua defenestrazione.

Ma non voglio fare qui elucubrazioni politiche.

Veniamo invece all’atteggiamento delle banche centrali sotto il profilo monetario.  Di fronte alla crisi del 2008 le banche centrali hanno reagito inondando i mercati di denaro con i Quantitative Easing, azzerando i tassi di interesse o addirittura rendendoli negativi.  Ma, uso una espressione desueta risalente all’epoca del mitico Governatore Guido Carli, il cavallo non beve.  O meglio non beve per 8 buoni anni per mancanza di politiche socio-economiche a sostegno del reddito, a difesa della produzione, ad allargamento della platea dei consumatori.  Insomma se le aziende non hanno prospettive di vendere ciò che producono per mancanza di domanda non sono così sciocche da indebitarsi, sia pur a tassi infimi.  Approfitta di questa situazione la finanza che con quei soldi “regalati” cannibalizza le realtà economiche.

E le banche? La crisi dell’economia moltiplica l’impossibilità di restituzione dei debiti, portando le istituzioni creditizie sull’orlo del baratro e alla risoluzione (la parola fallimento non si osa pronunciarla) di alcune banche (Banca Marche, Banche Venete, ecc,), bruciando i depositi di molti  risparmiatori.   Ma una concausa non secondaria è l’infimo livello dei tassi di interesse.  La banca in sostanza è un bottegaio del danaro, ma se il prezzo del denaro è troppo basso la sua gestione entra in crisi, amplificando la crisi dell’economia.

Credo che le banche centrali dovrebbero tornare sui loro passi perché, oltre ad essere in buona parte responsabili della situazione attuale, rischiano di essere corree nello scoppio della bolla che, negli ultimi anni, sta gonfiando a dismisura i corsi della azioni sulle quali, in mancanza di alternative, si sta riversando il fiume di liquidità prodotta.

Valanga di danaro. Ma dove va a finire?20 febbraio 2018.

Note: questi pensieri mi sono stati in parte ispirati dall’articolo del 7/2/2018 a firma di Guido Salerno Aletta Editorialista dell’Agenzia Teleborsa, che segnalo e invito a leggere.

 

 

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