LE MURA DI GENOVA.

Le Mura della Marina ancora lambite dal mare.

I tesori della Collina di Castello a Genova. Le mura delle Grazie, della Marina e…. A cura del Prof. Ettore Parodi.

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Dal 935 al 1626 Genova fu dotata  di ben sei cinte difensive: man mano che la città si ampliava, anche la cerchia di mura veniva ingrandita.[1]

Dal lato a mare, a parte le mura del Molo costruite nel 1276 e la cortina che probabilmente circondava il castrum, per tutto il medioevo e fino all’età moderna, la città non venne mai adeguatamente murata perché un dirupo roccioso principiante poco oltre la chiesa delle Grazie e terminante con le alture sovrastanti  la foce del Bisagno, formava una barriera difensiva ritenuta al tempo invalicabile.

Nella prima metà del XVI secolo le classi dirigenti genovesi, sotto la guida di Andrea Doria, si resero conto che, se volevano conservare “la Libertà”, ossia l’indipendenza della città, dovevano impegnarsi in tre direzioni:

1) trovare un valido e potente alleato in Europa (la Spagna);

2) porre fine alle contese interne;

3) munirsi di una cinta di mura adeguate al progresso fatto dalle armi da fuoco, in particolare le artiglierie. Le vecchie mura medioevali, alte e sottili, infatti, potevano facilmente essere atterrate dai colpi di cannone: solo mura addossate a terrapieni resistevano e fornivano efficaci difese.

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Le Mura delle Grazie oggi.

Nel 1536 i maggiorenti della Repubblica fecero venire in fretta e furia a Genova da Milano l’architetto militare Giovanni Maria Olgiati e gli conferirono l’incarico di stendere un progetto di nuove mura “fatte alla moderna”.

In pochi mesi l’Olgiati approntò un progetto che, dopo essere stato sottoposto alla supervisione del Sangallo, venne approvato dal Senato;  immediatamente si diede inizio a lavori imponenti e costosi che durarono anni e  alla realizzazione dei quali contribuì tutta la popolazione.

La cinta, progettata dall’Olgiati si estendeva per oltre 9 Km con 19 bastioni, 25 guardiole e 5 porte di accesso alla città. Il percorso delle nuove mura ricalcava in gran parte quello delle mura trecentesche, ma ne differiva completamente dal punto di vista concettuale e strutturale.

Nei decenni successivi, anche la linea di costa venne fortificata, chiudendo il fronte a mare dello stesso porto, tanto è vero che  è della seconda metà del 1500 la progettazione di Porta Siberia da parte dell’Alessi e la sua  edificazione.  Le MURA DELLA MALAPAGA, che partivano dalla Porta del Molo (Siberia), vennero prolungate lungo un percorso oggi ripreso da Corso Quadrio e da Corso Saffi; si edificarono le MURA della GRAZIE (oggi in gran parte demolite per motivi di viabilità), le MURA DELLA MARINA, le MURA DELLA CAVA e quelle della STREGA, fino al loro congiungimento con MURA DELLE CAPPUCCINE, tuttora esistenti e affacciate sul tratto terminale del Bisagno. Batterie di cannoni e postazioni di fucileria, con relative piazzole e casermette, furono dislocate nei punti strategici: bastione delle Grazie, Santa Margherita (poco sopra l’attuale piazzale Ortiz), Cava, Strega e Portigliolo…

Nonostante l’immenso sforzo, neanche un secolo dopo, le mura progettate dall’Olgiati si dimostrarono non adeguate alla difesa della città. La gittata dei pezzi di artiglieria, nel frattempo, era aumentata enormemente e se Genova  fosse stata assediata da terra, avrebbe subito devastanti bombardamenti. Per questa ragione nel 1626 si progettarono e si diede avvio alla costruzione delle MURA NUOVE, i cui resti si  intravvedono ancora tra le sterpaglie delle colline che sovrastano la città.

Le mura a mare, che rimasero inalterate, non  salvarono Genova dal bombardamento navale francese del 1684: in quella occasione le batterie costiere  non diedero buona prova sé: dei tanti colpi sparati, pochi impensierirono la flotta del Re Sole.

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Le Mura della Marina oggi.

Ora le Mura delle Grazie, ridotte ad un bastione,  le Mura della Marina, vetuste e acciaccate, sono ridotte a sostegno della Collina di Castello e, sepolte nel traffico, sono lontane da quel mare che, ancora nel 1800, si frangeva contro di esse.

 

 

[1] Affermazione tratta dalla relazione MURA DI GENOVA, dello studioso Cesare Quarenghi

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