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L’ITALIA CHE FRANA.

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La frana sulla A6 Torino-Savona che ha spazzato via un viadotto.

Un Paese fragile che sta per alzare la bandiera bianca della resa.

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La Liguria è lo specchio di un’Italia che frana.  Nessuno dalla politica ha una proposta valida e credibile.  Il sistema portuale ligure che dovrebbe servire l’apparato produttivo del Nord Italia e dell’Europa centrale, va in crisi non per demeriti intrinseci ma per mancanza di infrastrutture affidabili di collegamento.

La manifattura Padana, quella Svizzera, Bavarese che non possono far affidamento sull’arrivo delle merci sbarcate o imbarcate in porti Italiani (particolarmente Liguri) preferiranno presto utilizzare i porti del Nord Europa, più lontani fisicamente ma con più sicuri retro porti.

Così, mentre la politica cincischia nelle formulette di schieramento, il Paese crolla: economicamente e fisicamente, allontanandosi inesorabilmente sempre più dall’Europa.   Il mantra che sento frequentemente pronunciato da più parti in politica è: ”chiediamo all’Europa di togliere dal patto di stabilità gli investimenti per il consolidamento dei territori”.  Traduco: “aumentiamo il già mostruoso debito pubblico per finanziare le opere indispensabili”.

Nessuno che dica: “comprimiamo l’abnorme spesa corrente a favore di questo tipo di investimenti”.  Perché ognuno è consapevole che in quell’esagerata spesa corrente è allocata una frangia di elettorato che su questo prospera (e, magari, finanzia la politica)[1].   Ben sappiamo come sono finiti i vari Commissari alla Spendig Review!   La spesa corrente, le assunzioni di “amici degli amici”, l’ormai leggendario costo della siringa nascondono spesso un risvolto inconfessabile: la corruzione che si ingrassa e “unge le ruote della politica”.

Ecco le premesse dello sfascio, dello scivolamento verso il (da tanti odiato) Nord Africa: controlli compiacenti, procedure farraginose che sembrano fatte apposta per sveltire le pratiche con bustarelle.  In barba alla sbandierata onestà e severità delle pene, che quasi mai passano in giudicato.  Il tutto condito dall’ombra di una Magistratura incapace di produrre in tempi certi sentenze ma prontissima ad insinuarsi nella oggettiva debolezza della politica con cervellotiche, nebbiose inchieste senza costrutto.

 

[1] https://www.lavoce.info/archives/55668/spesa-pubblica-la-revisione-e-possibile/

2 Risposte a “L’ITALIA CHE FRANA.”

  1. L’ impero romano è caduto per le invasioni barbariche, per la corruzione degli apparati politici e militari, per l impossibilità economica di sostenere in esercizio le infrastrutture ( porti, strade, acquedotti) . Non noti qualche analogia con il presente dell’ Italia?

    1. E’da qualche anno che noto una analogia fra il decadimento dell’Impero Romano e i tempi che stiamo vivendo. Analogia che vedo nel decadimento dei costumi, nel non impegno dei Cives Romani e nella nostra popolazione. I barbari sono giunti dentro ai confini chiamati per fare quei lavori più ingrati (es. la difesa dei confini più sperduti) ed era gioco forza che alla lunga si accorgessero degli imbelli Cittadini e prendessero il sopravvento. Ora noi non vogliamo più fare certi lavori e importiamo “schiavi” che, avendo fame di miglioramento e successo, prima o poi ci soperchieranno. E lascio incognita la questione demografica …. Stiamo assistendo alle premesse della caduta di questa civiltà?

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