L’UMANITA’ HA BISOGNO DELLA PSICOANALISI.

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Firenze, Piazza della Signoria. Il ratto delle Sabine. Scultura del Giambologna del 1580.

Messi in discussione i valori tradizionali, urge trovare anticorpi ai veleni accumulati.

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Il pensiero della 92 enne “nonna Edilia”.

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L’attuale crisi si presenta come un groviglio di contraddizioni che la rendono incomprensibile.  Lo sconcerto mentale che ne deriva ha sconvolto certezze consolidate.  Di fronte a nuove realtà i vecchi parametri di valutazione sono perduti od obsoleti.

Si fa avanti la pressante necessità di riformularne altri, diversi, rivoluzionati, aiutati da una «seduta pcicoanalitica» che scavi nel tempo e nella memoria per ritrovare le origini della convivenza umana nel corso del suo divenire.

Per iniziare, l’umanità ha avuto un’infanzia difficile, traumatica.  C’è la storia, forse immaginata ma eloquente.  Penso a Caino ed Abele, Romolo e Remo (fratricidio) al ratto delle Sabine (stupro).  Per noi, eredi di Roma, la «madre» è rappresentata da una «Lupa» che allatta due bambini di nessuno.

E’ questo un patrimonio storico-familiare ben poco nobile.  Nel tempo, con le religioni, si è cercato di rimediare.  Però, anche in questo settore, ci sono strane parentele, misteriose genealogie, raggruppamenti etnici avversi: divampano odi, persecuzioni, fughe drammatiche (Pentateuco).  In difesa dalle insidie esterne si sono organizzate famiglie, tribù, nazioni.

Sono, queste istituzioni, più agevoli da salvaguardare e tuttavia più soggette alla tentazione di prevaricare[1].  E abbiamo le guerre.  Ci si imbottisce di armi, di strumenti distruttivi ma risultiamo disarmati per affrontare e risolvere civilmente problemi vitali per la nostra specie.  Offendiamo il territorio del Pianeta per poi affannarci a trovare gli anticorpi ai danni e veleni che provochiamo.

La globalizzazione ha generalizzato il dramma.  Ne derivano reazioni convulse, scatenate da egoismi e paure che ci fa arretrare nel tempo, quando il diritto di vivere era appannaggio del più forte.  Il più debole è sempre nocivo, la sua eliminazione salvifica. Diventano così popolari parole di odio, cinismo, rancore verso un nemico sempre nuovo.  L’aria diventa sulfurea mentre si agitano simboli che richiamano eccidi, brutalità, ferocia[2].

Potrà il saggio psicoanalista trovare il bandolo della matassa contorta e impazzita?  Riuscirà a ricordarci che ogni uomo è un atomo infinitesimale del «tutto» ma la sua vita è la sintesi sacra di quel miracolo che chiamiamo «Natura umana»?

 

 

 

[1] La U.E., portata a compimento, sarebbe ottimo esempio di soluzione:  https://www.lavoce.info/archives/59067/59067/#7s8d6f87

[2] http://giuli44.altervista.org/umanesimo-o-no/

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