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MOLLARE GLI ORMEGGI!

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La manovra ha mollato gli ormeggi. Ulisse porta la nave Italia in acque sconosciute!

Come previsto il Governo va avanti con la manovra. Inizia per l’Italia la navigazione in acque sconosciute: buon viaggio!

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Come un disco rotto il Governo ci ha ripetuto “sulla manovra trattiamo con l’Europa” e, con lo stesso disco rotto, ripete a Bruxelles “la manovra non si cambia”.   Risponde conseguentemente alle osservazioni della Commissione con lo stesso documento contestato, inserendo l’intenzione di provvedere al possibile sforamento con nuove clausole di salvaguardia e la dismissione di immobili “marginali” in mano pubblica.

GLI ORMEGGI SONO MOLLATI, INIZIA LA NAVIGAZIONE.

Quel tipo di dismissioni, già testato in passato, non ha finora dato buona prova di sé: non con la cessione diretta, rivelatasi spesso una vera e propria regalia di immobili a favore di chi li occupava, né con la formula delle cartolarizzazioni: le società veicolo sono state utili solo come stipendifici.

Dall’Europa si risponde col monito ”scelte di singoli paesi hanno effetto sulla stabilità di tutti i Paesi dell’Eurogruppo”.  Tradotto in linguaggio corrente: se qualche Paese (l’Italia nella fattispecie) non rispetta le regole, mette a rischio la stabilità dell’Euro e conseguentemente, di tutti i Paesi aderenti.

Non solo bacchettate, anche aperture caute da un inaspettato esponente: il Ministro delle Finanze e Vice Cancelliere Tedesco Olaf Scholz dichiara  “Verosimilmente non si può raggiungere tutto. Ma forse potremmo ragionare in modo un po’ più Europeo. Chi ha saputo fino a poco fa qui che in un paese fondatore dell’Ue, un’economia industriale di successo, non c’è un’assicurazione per disoccupati di lungo corso? Il governo cerca di fare qualcosa del genere: forse è enorme quel che vuole fare tutto assieme. Ma di fronte al fatto che si voglia risolvere una questione del genere come società, non si può rispondere ‘come vi viene in mente'”.[1]

ACQUE SCONOSCIUTE.

Dunque la navigazione potrebbe essere meno perigliosa di quel che appariva all’inizio, ma le riserve permangono: questa maggiore flessibilità, concessa o strappata che sia, significa maggior debito e quel debito, prima o poi qualcuno lo dovrà pagare.  Siano i nostri figli o noi stessi, attraverso un aumento dei tassi di interesse sulle nuove emissioni di titoli di Stato.[2]

Quello che non è accettabile che un argomento, contestato e contestabile per maglie troppo larghe, come il Reddito di Cittadinanza venga calato nel sistema Italia senza che le strutture che dovrebbero affiancarlo siano non solo pronte, ma praticamente inesistenti.  I Centri per l’Impiego non sono solo da riformare, ma profondamente da ristrutturare con una lunga preparazione del personale che, ancora non assunto, è interamente da formare.

Non dico che non si debba far nulla, ma allora perché non rinviare il provvedimento a Centri pronti, rinforzando ed allargando nel frattempo l’esistente REI?  E perché non indirizzare la parte che si risparmierebbe sul lavoro, sugli investimenti e sull’istruzione?

La navigazione in acque sconosciute è iniziata: i novelli Ulisse hanno mollato gli ormeggi, ma ricordo che Ulisse ha perso tutto il suo equipaggio e l’equipaggio dei nostri Governanti è tutto il popolo Italiano.  Incrociamo le dita!

 

[1] vedi articolo completo su https://www.repubblica.it/economia/2018/11/13/news/manovra_oggi_la_risposta_italiana_alla_ue_tria_la_crescita_non_si_negozia_-211537144/:

[2] vedi post http://giuli44.altervista.org/sconsiderati/- e http://giuli44.altervista.org/spese-e-crescita/.