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NAZIONALIZZAZIONI.

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Macerie del crollo del Ponte Morandi.

Le nazionalizzazioni sono all’ordine del giorno, ma quel che serve è una revisione del sistema dei controlli e delle garanzie.

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Le nazionalizzazioni sono divenute la novità di circostanza.   Sull’onda emotiva del crollo del Ponte Morandi, con una faciloneria del tutto degna dell’improvvido Governo che regge le sorti dell’Italia, l’argomento viene buttato come osso fra le fauci di un branco di cani rabbiosi.[1]   Non ci si interroga né sull’opportunità – non sarebbe un bel biglietto da visita per chi vuol investire in Italia – né si considera se le risorse, necessarie nell’operazione e, comunque, inesistenti, sarebbero meglio impiegate in altri settori.[2]

Tanto meno si considera che quel ponte, per ammissione dello stesso Ing. Riccardo Morandi, aveva insite criticità progettuali ed esecutive.  Era insomma destinato ad essere demolito o, purtroppo come successo, a crollare.  Eppure quel manufatto era stato costruito dallo Stato, in regime di nazionalizzazione.  Non è quindi la nazionalizzazione in sè a tutelare il cittadino.

Le regole della privatizzazione sono soggette alle convenzioni che sono state stipulate, che possono e devono essere revisionate, ma non si dimentichi che i controlli pubblici, pur previsti negli attuali schemi, non sono attuati per insipienza o connivenza dei mallevadori.  Ecco il cancro che ammorba il sistema, che porta la Magistratura, nel caso del Ponte di Genova, ad inquisire, insieme al Concessionario, gli Organi Ministeriali preposti alle ispezioni. http://giuli44.altervista.org/ruoli/.

La voglia di nazionalizzazioni, a parte gli aspetti più eclatanti di avere l’applauso dei sostenitori hooligans, nasconde l’appetito di  avere a disposizione aziende pubbliche da trasformare in “carrozzoni” stile Prima Repubblica con i quali soddisfare gli appetiti di una clientela famelica. I costi avrebbero una impennata conseguente e gli utenti non trarrebbero alcun beneficio.

Si impegni piuttosto il Legislatore ad una effettiva revisione della macchina burocratica di controllo e allo sveltimento della procedure Giurisdizionali, unica via per un vero ammodernamento del Paese. Questo impegno, oscuro, responsabile, non dà certamente la visibilità dei proclami, ma è l’unica via veramente utile.

La normalizzazione di questo Paese non passa attraverso promesse mirabolanti e, forse, inattuabili. L’impegno del Governo non s’ha da attuare con l’eccitazione delle masse attraverso i media e i social: lascino questi metodi a quegli esecutivi che sono, ideologicamente, cripto fascisti.  Parlino al buon senso delle persone, non alla loro pancia. E non solo su questo argomento!

 

 

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[1] Vedi  http://www.lavoce.info/archives/54814/autostrade-un-settore-da-normalizzare/.  e  http://www.lavoce.info/archives/54872/concessioni-autostradali-il-processo-interrotto/.

[2] Per esempio nell’istruzione continua, elemento che è tallone d’Achille del nostro Paese.