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«NO!» E PERCHE’.

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Il NO! che non vorremmo sotto l’albero!

Il “NO” sembra accomunare, ma la ostinata negazione in realtà divide. POST DI EDIM26

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E’ nell’aria il “NO!”: diffuso, costante, impregnato di sconforto, di malessere: sia quando viene urlato che quando è incamerato tacitamente.   E’ un “NO!” asincrono con motivazioni contrastanti, autoannullanti.  Non è espressione di disincanto: è resa, rifiuto aprioristico di ciò che non si sa o non si vuole comprendere.

Siamo in mezzo ad un inconsueto guado perché non si vede l’altra riva: la speranza.  La storia che ci lasciamo alle spalle è una riva spaventosa, affollata di cose non rimpiangiamo.

  • Passato: fascismo, razzismo, guerre di aggressione e intestine, fame, nemici ovunque, incubo atomico. Anche la successiva fase post bellica è stata esente da avvenimenti infausti con agguati, attentati, ferimenti, stragi impunite.  E intanto il benessere che è consumismo spensierato da cui derivano debiti incontrollati seguiti da stagnazione, crisi economica, corruzione mafiosa e, ancora, povertà nei più deboli.
  • Presente: globalizzazione, paura di nuove miserie. Riemersione di egoismi esasperati da un’immigrazione drammaticamente intensa.
  • Futuro: nebbia fredda aggravata da tragiche ribellioni anche geologiche, inquinamenti, guizzi di terrorismo.

Dicembre: mese avaro di luce e di calore, ma atteso con favore per le festività che regala.  Le dediche sono diverse, le devozioni variano, ma l’albero illuminato ha il colore della vitalità, elemento unitario per eccellenza.  E’ la magia del Natale: l’impulso subliminale di ognuno di sentirsi parte di un “tutto”.

Se fossimo in grado di coglierne il messaggio si potrebbe (forse) vincere la battaglia più infida: l’atavica incomprensione col suo infinito carico di dolore.