NOMINE E DINTORNI.

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I soldi li troviamo! Basta prenderli dove sono.

Dopo un braccio di ferro col Ministro Tria i Dioscuri insediano un loro adepto alla CDP.

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Con la nomina di Fabrizio Palermo al vertice della Cassa Depositi e Prestiti si conclude il braccio di ferro degli ultimi giorni, con vertici convocati e disdettati, e con la sostanziale sconfitta del Ministro del Tesoro Giovanni Tria.   Il tecnico  da lui proposto, Dario Scannapieco, se ne resta alla Banca Europea per gli Investimenti e Palermo, già Direttore Generale di CDP,  nome voluto dai 5Stelle,  gradito anche alla Lega di Salvini, passa alla guida della Banca pubblica.  Ora, sbloccato il caso più delicato, tutte le altre nomine in cantiere (Rai, Ferrovie, Anas, Consob, Leonardo, ecc.) potranno scivolare sul piano inclinato della spartizione.

Ma perché tanto accanimento sulla CDP?  Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. è una istituzione finanziaria con la forma di società per azioni controllata per circa l’80% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e per il 20% circa da diverse fondazioni Bancarie.  Si tratta quindi di una Banca di Stato, con un’operatività simile a quella di una Banca d’affari, avendo fra le sue diverse attività principali anche la partecipazione di imprese nazionali, quotate e non, profittevoli e ritenute strategiche per lo sviluppo del Paese e che trova i suoi finanziamenti dal Risparmio Postale.

Volete scommettere che la prossima mossa del Governo sarà quella di togliere dallo Statuto della Cassa quel “profittevoli” in modo da poter trovare i finanziamenti per le strampalate iniziative che girano nell’aria?  A cominciare dall’Alitalia per finire all’Ilva.  Lo strumento sarebbe una “nuova” CDP, formalmente una SpA, che dovrebbe aggirare le normative UE sugli aiuti di Stato a spese di contribuenti e risparmiatori delle Poste.

Dopo i “capitani coraggiosi” (sempre con soldi dei contribuenti) di Berlusconiana memoria vedrete se Alitalia non se la troveranno a carico i titolari di libretti e buoni postali.

Sull’Ilva sappiamo tutti che la volontà dei 5Stelle (spalleggiati da Emiliano – a proposito, ma è ancora iscritto al PD?) è quella di far cessare l’attività produttiva.  Ora Di Maio si appella ad alcuni rilievi (marginali) della ANAC (l’Autorità Anti Corruzione) per tentare di mandare a monte la cessione ad Arcelor Mittal e, di conseguenza, fermare definitivamente l’acciaieria.   Sappiamo che il Ministro ha in testa fumosi progetti alternativi in campo ambientale e non è escluso che faccia acquisire da CDP l’azienda per chiuderla e finanziare le proprie follie in campo economico.  Resterebbero sulla gobba dei contribuenti i miliardi necessari al risanamento ambientale e sul groppone dei Risparmiatori Postali gli esiti delle sue insane iniziative.

Così, dopo le esperienze di IRI, EFIM si tratteggia una nuova stagione di publicizzazione nell’economia con CDP trasformata in bancomat della politica e non, ovviamente, per il bene comune, ma per trovar “posti” per i vari portavoti e gli incompetenti fannulloni politicamente sponsorizzati, come avveniva in quei non rimpianti ENTI.

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