PENSIERI PESANTI.

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Quando la politica abdica alla sua funzione lascia campo libero alla violenza.

Le opinioni di nonna Edilia.

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I pensieri pesanti sono quelli che ci fanno invidiare i fatalisti, perché ci sentiamo disarmati spettatori di eventi assurdi nella loro brutalità[1].

Pensiamo alla “Politica”, a quella che dovrebbe essere la sua funzione preziosa: dirimere i vari conflitti con la saggezza della ragione.  E, invece, una gran parte della politica è diventata ricettacolo di appetiti, intrighi, passioni che ne hanno sfigurato la connotazione.

“Non mi interessa la politica” è divenuto un luogo comune, una dichiarazione di neutralità, utile a qualunque profittatore.  La violenza occupa tutti i suoi vuoti, gli squilibri sociali sono, nel contempo, vittima e autori utili alla loro stessa preservazione.

La classe dei più poveri, assillata dal bisogno, nella media dotata di scarsi mezzi culturali, se non affetta da analfabetismo funzionale, è disposta a farsi ingannare da chi offre speranze di sostegno sotto forma di assistenza, elemosine, lavori di dubbia utilità.

La classe media, mediamente più alfabetizzata, subisce il contraccolpo della trasformazione socio-economica in atto (fallimenti bancari, disoccupazione, sotto occupazione) ma le sue reazioni non sono state univoche.  Il disagio dell’incertezza deprime e spegne fiducia e speranze.

Il debito pubblico ha risvolti dannosi e diventa il conto che stiamo pagando alla faciloneria di spesa compiuta nel passato.  Difficile è prenderne atto: le sirene del populismo ci lusingano, invitandoci a liberarci da ogni remora e perseverare sulla scellerata via.  Così lo scarico di responsabilità continua la sua strada in forma circolare e i pensieri, appunto, diventano pesanti.

Il quadro è sconsolante, ma lo specchio della realtà è, non di rado, un utile maestro per chi lo sa guardare.

 

 

[1] http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/66enne-morto-dopo-torture-baby-gang-Manduria-gip-dispone-il-carcere-per-i-6-minori-f4ce9e76-a1d6-4e94-b69f-b9d6cd33f72a.html

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