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PENSIONE DI CITTADINANZA.

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Evviva la pensione di cittadinanza!

Dare un reddito a tutti gli anziani che ne sono sprovvisti è cosa in sé lodevole, ma….

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La pensione di cittadinanza è uno dei provvedimenti inseriti nella così detta Manovra del Popolo. Non intendo qui entrare nel merito di un provvedimento complesso e privo di vere coperture, se non l’aumento del deficit, cosa in sé esecrabile: meglio attendere il dettaglio realizzativo con le coperture relative e le modalità attuative.

D’altronde il ricorso al deficit non è certo modalità esclusiva di questo Governo: vi hanno ricorso in passato tutti i Governi, di qualunque colore.  Lo strumento è un sistema per ricevere un consenso immediato, affondando la testa nella sabbia e caricando sulle generazioni a seguire i problemi che non si ha la forza o la capacità di risolvere.  Ma veniamo al nostro tema:

LA PENSIONE UNIVERSALE.

Dare un reddito a tutti gli anziani che ne sono sprovvisti è cosa lodevole, sistema per lasciare autosufficienza e dignità a chi, per via dell’avanzare dell’età, non ha più le forze o le capacità di proseguire in autonomia.  Dovrebbe essere pertanto un provvedimento “erga omnes” per chi ha compiuto, ad esempio 70/72 o più anni.

Ma può una simile misura coesistere senza lo scardinamento del sistema pensionistico pubblico dell’INPS?  Molti hanno evidenziato che categorie come artigiani, piccoli commercianti che tendono già ora ad evadere i contributi sociali e che, per tale ragione, si trovano poi ad aver liquidati trattamenti di 5/6/700 euro, saranno invogliati a non versare più nessun contributo, avendo la sicurezza di poter contare sui 780 euro della pensione di cittadinanza.

Possiamo pensare però ad un sistema misto, che dovrebbe passare attraverso una revisione sistemica delle pensioni.  Faccio qui una proposta, suscettibile di miglioramenti e non esaustiva.  L’INPS venga trasformato in un sistema capitario di assicurazione e liquidi, al raggiungimento dei requisiti, la rendita rinveniente dai contributi effettivamente versati.   Verranno così liquidate da INPS solo pensioni col sistema contributivo.

Al raggiungimento dell’età anagrafica, che dovrebbe essere determinata almeno a 70 anni, verrebbe liquidata “erga omnes” la pensione di cittadinanza. Questa dovrebbe essere a carico del Ministero del Lavoro, finanziata con la fiscalità generale.  Avrebbe questa soluzione il pregio di non scoraggiare il versamento dei contributi a carico INPS, che rimarrebbe una previdenza aggiuntiva. Darebbe al cittadino giunto ad una età in cui si fanno più pressanti nuove esigenze di cura e di alimentazione, un utile reddito aggiuntivo, magari assorbendo in sè tutti quei provvedimenti pubblici che in varie forme e diversi Enti erogatori ora concedono.

Invito le forze politiche di Governo e di opposizione a vagliare attentamente le cose, lasciarle come stanno senza un disegno organico di prospettiva può portare nel giro di pochi anni allo scardinamento dei conti INPS.

P.S. Mi è stato fatto notare che a questa proposta manca un’analisi quantitativa. E’ vero, ma io               personalmente non ho gli strumenti per effettuarla: il mio richiamo a Governo ed                              opposizione a vagliare le cose aveva il preciso intento di colmare la lacuna.  Ovviamente                  sull’argomento è benvenuto qualsiasi contributo da Enti di ricerca o singoli ricercatori.                                       Giuli44, 30-9-18