REALISMO E SINISTRA.

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Abbiamo fondato un Reich millenario!

 

Quando il realismo entra in conflitto con una (larga) parte degli Elettori di  sinistra. 

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Siate realisti: chiedete l’impossibile! Era il motto sessantottino che ha illuso più di una generazione di sinistra in quegli anni.  E’ ancora valida l’affermazione?  O il mondo, completamente cambiato da allora, ha fatto piazza pulita di ogni motto velleitario?

Il nuovo realismo deve fare i conti con Paesi che da una situazione di sottosviluppo stanno giungendo al rango di potenza economica.  L’Occidente, da posizione di privilegio, si misura con  flussi immigratori incontrollabili e con una situazione produttiva che risente pesantemente della concorrenza delle nuove potenze manufatturiere.  I poveri del mondo partono per i sognati Eldorado per finire negli immondi campi profughi di Turchia e Libia.

Quale quindi la funzione della sinistra in questo contesto e, in particolare, nella situazione Italiana? La sua classe dirigente sembra confusa, incapace di vere iniziative, in perenne conflitto con se stessa.  Occorre uno sforzo di unità: perché nel Labour Party possono coesistere Blayeriani e Trotzkisti e da noi frazionismo e scissionismo continuano a inventarsi formazioni che trasformano le schede elettorali in puzzles multicolori, piene di sigle incomprensibili?

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Noi governeremo per i prossimi trent’anni.

Molti ex-militanti ed elettori hanno preferito starsene a casa il giorno delle Elezioni, forse disgustati  dallo spettacolo penoso dei propri dirigenti.  Altri si sono fatti attrarre da parole d’ordine di scarso realismo (prima gli italiani, soldi senza fatica a tutti) e hanno cambiato bandiera perché nessuno dei leader della sinistra ha pronunciato parole di verità.  Ci hanno fatto credere che tutto potesse essere risolto con maggiore flessibilità nei bilanci pubblici, senza dire chiaramente che ciò equivaleva a maggior debito da pagare per noi e per i nostri figli.

Chiediamoci non cosa la Sinistra può fare per noi, ma, parafrasando una celebre frase di John Kennedy, cosa noi possiamo fare per la sinistra.  Anzitutto non correre dietro a irrealistiche proposte, stare con i piedi per terra: il mondo è cambiato e finché saremo sulla difensiva non potremo che essere sconfitti: l’Impero di Roma non è caduto sui campi di battaglia, ma quando ha iniziato a erigere i Valli (muri).

Sollecitiamo e, se possiamo, partecipiamo a quel dibattito di rifondazione che sta finalmente partendo.  Chiediamo ai nostri leader parole di verità, non edulcorate menzogne o elenco delle cose fatte, ma di quelle che si possono fare, partendo dalla realtà. Non pretendiamo cose impossibili, ricordiamoci che le parole d’ordine della sinistra sono: Libertà, Giustizia, Pari Opportunità, Tutela dei Deboli e che queste parole d’ordine sono valide sempre, non solo quando ci fa comodo, quando egoisticamente strizziamo l’occhio all’autoritarismo populista solo perché ci promette di lasciarci andare in pensione qualche mese prima del previsto.

Certo sui problemi non si possono chiudere gli occhi, ma quando saremo (prima o poi) chiamati a votare, per favore lasciamo a casa la pancia, non la testa.

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