REFERENDUM SULLA TAV.

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Il progetto della TAV.

Sergio Chiamparino propone un referendum popolare per la realizzazione della TAV.

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Il Presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, propone, ove il Governo decidesse la soppressione della realizzazione della TAV, la convocazione di un referendum popolare cui sottoporre la ratifica o l’eventuale rigetto dell’opera.

Anzitutto vorrei rivolgere a Chiamparino i miei ringraziamenti per aver finalmente spostato il dialogo nazionale da barconi e porti bloccati a un problema concreto, per aver aperto una dialettica su un terreno non di propaganda e che riguarda lo sviluppo di questo Paese.   D’altronde la persona avrebbe meritato fortune politiche molto diverse, purtroppo non concretizzatesi anche per una naturale, per quanto apprezzabile, riservatezza personale.

Osservo preliminarmente che, visto l’argomento, il referendum proposto dovrebbe avere una diffusione oltre i confini del suo Piemonte: si tratta di un’opera vitale e necessaria per lo sviluppo e l’economia Europea, conseguentemente tutto il Paese dovrebbe essere chiamato a pronunciarsi.

Peraltro mi interrogo sui limiti dello strumento.  Chiedere alla massaia di Trino Vercellese la decisione sulla TAV non equivale forse a chiederle una sua risoluzione sulla liceità di un provvedimento di bio etica?  Abbiamo noi, semplici cittadini, gli strumenti necessari per deliberare su argomenti sui quali si sono spesi tecnici e scienziati o questi strumenti andrebbero lasciati in mano a chi ha le informazioni necessarie e sufficienti per decidere?

Non si tratta di lasciare ogni decisione in mano ad una intellighenzia tecnocratica, ma di attuarne o cassarne le proposte attraverso un filtro democratico rappresentativo.  In Parlamento ci sono persone che hanno il dovere (o almeno lo avrebbero) di esaminare a fondo le questioni, che hanno gli strumenti e le informazioni per farlo, fossero un po’ meno impegnati a curare i propri orticelli!  Invocare il referendum su ogni decisione difficile o controversa è troppo comodo e significa dare ragione ai mestatori nel torbido che auspicano il superamento della democrazia rappresentativa.  (Vedi: http://giuli44.altervista.org/click-like-fine-della-civilta/).

Vedo la foga referendaria come un piano inclinato aperto ad ogni soluzione: chi mi dice che fra uno o due anni qualcuno, prendendo a riferimento il referendum sulla TAV, ne proponga uno nel quale chi ha i capelli biondi o è più abbronzato non ha più diritto di cittadinanza, perde i i diritti civili e deve vivere confinato in aree controllate e recintate?   Chi mi garantisce che un ben orchestrato battage pubblicitario, una bella campagna di odio, non indirizzi la massaia di Trino, il ragioniere di Viterbo, l’imbianchino di Patti a votare a favore di quelle misure?  Il referendum è uno strumento che troppo assomiglia ad una giustizia di piazza.

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