Crea sito

SCONNESSI.

Immagine correlata
Connesso o sconnesso?

Sconnessi dalla realtà in un Paese che,  fra gli applausi,  lascia che si aprano falle sotto la linea di galleggiamento.

—–()()()—–

Sconnessi dal buon senso sembrano la maggioranza degli Italiani che aumentano, secondo i sondaggi, i loro consensi ad un Governo che, proditoriamente, senza apertamente dichiararlo, li sta portando fuori di quella costruzione Europea che, pur fra tante contraddizioni, li ha pur condotti ad un senza precedenti lungo periodo di pace e benessere.

CITTADINI SCONNESSI.

Sconnessi i lavoratori che a fronte di uno stipendio/salario lordo di 2500 Euro, si lamentano perché in busta paga ricevono 1700 Euro: incapaci di leggere il cedolino si lamentano dei bassi salari.

Sconnessi i professionisti, artigiani, commercianti che tentano, spesso riuscendoci, di frodare il fisco con fraudolente dichiarazioni: chi guadagno 50.000 Euro annui, ne dichiara magari meno della metà.  E su quegli importi, sottratti alla fiscalità generale e quindi ai servizi pubblici, paga anche gli accantonamenti sulla sua futura pensione.   Giunti al dunque si ritrovano con pensioni inadeguate alla sopravvivenza: così si spiegano le pensioni di 400/500 euro mensili, tendendo a sottacere che fino ad allora han fatto la bella vita proprio sottraendosi al pagamento di tasse e contributi.

Eppure questi cittadini non si rendono conto che ogni euro sottratto alla fiscalità significa una buca in più sul marciapiedi, un servizio mensa più costoso per i figli che vanno a scuola, una sanità con alti ticket e bassi servizi, una pensione scarsa.

POLITICI SCONNESSI.

Sconnessi quei politici che, irresponsabilmente, cavalcano un malcontento che trova il fondamento primo, in quasi tutti i casi, nel comportamento del singolo.  Ancor più quando, strizzando l’occhio ad un certo elettorato, coprono i comportamenti dei furbetti con condoni piccoli o grandi.  Maggiore ancora la responsabilità, quando non si preoccupano della corruzione che pesa insopportabilmente sul Paese, sapendo di trarne un miserabile vantaggio; o quando, per lo stesso motivo, trascurano una revisione della spesa corrente che contiene enormi sacche di inefficienza.

Sconnessi, infine, nel momento in cui pensano di sanare la situazione con maggiori debiti, caricando le generazioni a venire di un fardello in cambio di un consenso nell’immediato. [1]

[1] https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-10-18/debito-pubblico-come-quando-e-perche-e-esploso-italia-172509.shtml. Evidenzio, per brevità: «Se il debito aumenta ma aumenta anche la crescita non è un problema – spiega l’economista Alessandro Tentori, di AXA – perché il Paese può ripagarlo. Il problema si pone se la crescita nominale è più bassa del tasso d’interesse nominale sul debito perché, in questo caso, tende ad aumentare».  Ora il nostro tasso di interesse è oltre il 3,5%, la crescita prevista dal Governo (sovrastimata) dell’1,6%, quella prevista dai principali osservatori economici dell’1%.  Non vedo la necessità di ulteriori commenti.