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Se l’oste ar vino ci ha messo l’acqua…

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… E se l’acqua è messa nella manovra?  Diremo no al MES!

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Troppi sono gli osti che stanno mettendo l’acqua nella manovra.  Dalle misure che dovrebbero traghettare l’economia verso un sistema più green (vedi le alzate di scudi contro la tassa sulla plastica, quelle per il contenimento dei benefici fiscali sulle auto aziendali o sui carburanti più inquinanti) alle risorse da indirizzare al taglio del cuneo fiscale[1].  Una misura questa che rischia di essere fine a sé stessa se non inquadrata in una politica industriale[2], con qualche beneficio, molto dubbio peraltro, su una ripresa dei consumi.

In questo quadro si innesta la polemica sul MES.  E’ indubbio che il meccanismo messo a punto in sede Europea abbia delle criticità[3].  Il vero limite è che risulta troppo impegnativo per chi ci Governa (e ancor più per chi sta all’opposizione) chiedere il passaggio immediato alla parte 2 del trattato, togliendo il MES dal controllo dei singoli Governi Europei, portandolo sotto il controllo del Parlamento Europeo.  Insieme andrebbe portato avanti il disegno della “Commissione per creare un Fondo Monetario Europeo e un Ministro delle Finanze dell’Eurozona dotato di un bilancio capace di svolgere funzioni di stabilizzazione macroeconomica”[4].   Ma non si butti il bambino con  l’acqua sporca: ci si impegni!

E’ molto più comodo additare le criticità del trattato per non firmarlo anziché affrontare il vero problema: una riduzione del passivo pubblico ed una maggiore efficienza dell’apparato burocratico che hanno portato alla formazione di un debito di dubbia sostenibilità.  In sostanza si sposta il problema.  Chi si oppone al trattato dice: “noi versiamo 14 miliardi (e altri 125 ci impegniamo a versare in caso di crisi) nel Fondo senza una garanzia certa di avere, in caso di bisogno, sostegno da parte del Fondo”.   Traduco: “noi vogliamo aver mano libera sul deficit (per ragioni principalmente di clientele elettorali) e gli altri ci devono comunque garantire”.   Faccio semplicemente notare che la Germania che, ragionevolmente, non avrà mai necessità di ricorso al meccanismo, di miliardi ne versa subito 21 e si impegna per 189.

Non firmare il Trattato MES porterebbe il nostro Paese sotto immediato attacco della speculazione, con impennate dello spread che già, sulle bizze di questi giorni, si muove al rialzo.   Quindi, a mio avviso, procedere alla firma con richiesta di un preciso calendario di riforma dell’istituto, portandolo sotto il controllo dell’Europarlamento ma c’è qualcuno nel nostro apparato Parlamentare in grado di portare avanti la questione?  Sapranno PD e IV resistere alle sirene populiste che legano sotto traccia Salvini a Di Maio?

 

 

 

 

[1] http://giuli44.altervista.org/il-lavoro/

[2] http://giuli44.altervista.org/litalia-che-frana/

[3]https://osservatoriocpi.unicatt.it/cpi-archivio-studi-e-analisi-il-meccanismo-europeo-di-stabilita-funzionamento-e-prospettive-di-riforma

 

[4] vedi articolo di Giampaolo Galli a nota 3