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SFOGLIANDO LA MARGHERITA.

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Luigi Di Maio e le manette.

Governo si, Governo no: una politica opaca.

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Fra balzi in avanti e improvvisi stop e retromarce va avanti una trattativa fra PD e M5S per la formazione del Governo.  A questo punto (alle 11 del 27 agosto) si potrebbe fare una previsione sul destino politico dell’Italia sfogliando una margherita.

Il Partito Democratico, partendo da una insolita, per unanimità,  rapida risoluzione della propria Direzione ha posto le condizioni della alleanza[1].   Ora, ad una settimana da quella decisione, nulla trapela  dall’accoglimento di quei punti nell’accordo.   Di più: traballa la discontinuità invocata sul nome del Presidente del Consiglio[2].

Ritengo che, giusto l’ostracismo sul nome di Conte, una esclusione ancor più decisa dovrebbe essere posta su Di Maio.  Assurdo che il capo politico del M5S stia in posizione preminente nel Governo, in assenza di analoga presenza del Segretario PD.

Tutti ricordiamo le sparate del Luigino mentre era al Governo con la Lega: dai cenni alle manette rivolte ai banchi dell’opposizione, alla inqualificabile scena del balcone per citare solo quelle più eclatanti.

Quindi se nel negoziato non si riesce ad ottenere l’allontanamento dal Governo di Giuseppe Conte si chieda con forza un passo indietro a Luigi Di Maio.

[1] https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/08/21/direzione-pd-ecco-il-testo-completo-della-mozione-sottoscritta-da-segretario-presidente-e-capigruppo-camere-approvata-allunanimita/5400534/

[2] http://giuli44.altervista.org/giallo-rosso-allorizzonte/