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SGOMENTO GENOVA!

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Ecco l’immagine quotidiana di quel che era il ponte Morandi.

Ieri sera, per rientrare a casa, sono entrato in autostrada a Genova Ovest.  Dopo meno di un Km. la strada passa vicino al Ponte Morandi. Sgomento!

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Sgomento passando vicino a quella rovina.  Non parlerò ancora delle responsabilità che, indirettamente, ricadono su M5S nell’aver impedito la costruzione dell’alternativa a quel ponte. Solo mi rimane la consapevolezza di una città, di una regione tagliate in due, messe in ginocchio dalla cecità di chi crede nella decrescita felice, dei No a tutte le innovazioni.  Senza collegamenti efficaci i porti sono morti e con i porti muore tutta la città.

Allora perché ostinarsi, nonostante tutto, a ribadire i NO!  No alla Gronda di Ponente, per disintasare la A7 che, con un tortuoso percorso in mezzo alle case, si addentra verso il centro. NO alla ferrovia ad Alta Velocità, che non serve a far arrivare la gente a Milano in meno di un’ora, ma a far viaggiare velocemente, in sicurezza, le merci togliendo dalle strade milioni di TIR all’anno.

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Questa è la A7 a Genova: auto e camion incolonnati per ore in mezzo alla case.

E’ questa la decrescita felice: fingere che tutto vada bene?  Far viaggiare i TIR, con tutto il loro ingombro, i loro fumi di scarico fra le case o cercare alternative sensate?   Vengano a Genova, non a fare passerella dopo il disastro, ma in un normale giorno lavorativo i Ministri del Governo del cambiamento.  Si accertino di persona dei Km di incolonnamento quotidiani, con relativi gas di scarico, fra le case dei genovesi.  Impieghino quelle risorse che dichiarano di voler spendere in improvvide nazionalizzazioni per una soluzione vera dei problemi, per un necessario ammodernamento.

In questo Paese sembra che nessuno abbia la contezza di fare il proprio dovere.  Ognuno vuole occuparsi di quello che fa il vicino.  Il Ministro delle Infrastrutture anziché blaterare frasi insensate, si impegni in quel che gli compete: la regia e la sorveglianza sulle infrastrutture.  O, forse, dal suo punto di vista, quelle frasi non sono così insensate: nazionalizzare significa fare carrozzoni in cui sistemare amici e supporters.  E intanto l’Italia langue, cullandosi sul consenso degli ignavi alle demenze di un Governo incapace che affronta le cose con le urla, mentre Genova è moribonda.

Quella Genova in cui, per muoversi, bisogna ricorrere alle autostrade, che sono tutte a pedaggio salato. Non ci sono “anelli” a pedaggio libero; a Genova si paga tutto, Signor Ministro, anche l’aria inquinata dai gas di scarico che continuate a farci respirare.

Ancora sgomento e rabbia!

 

P.S.   Non voglio con questo e con i miei precedenti articoli assolvere aprioristicamente la Soc.  Autostrade. Ritengo però che le responsabilità vadano accertate dalla Magistratura, e non mi piace questa “giustizia sommaria” fatta a colpi di twitt, non da gente comune come me, ma da Ministri.  Quanto ai Benetton il mio pensiero è questo: erano magliari e tali sono rimasti.