Sterile opposizione e iniziativa politica.

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Non voglio parlare con nessuno, è chiaro?!?

 STERILE OPPOSIZIONE O RUOLO ATTIVO?

Le elezioni del 4 marzo hanno segnato la sconfitta del PD, ma non lo hanno confinato ad una sterile opposizione.  Semmai gli hanno assegnato il ruolo di ago della bilancia.  Approfitti quel partito di tale ruolo e prenda una iniziativa politica non per governare (quel compito l’elettorato lo ha conferito ad altri), ma per tentare di riformare il Paese.

In primis dare attualità alla proposta di una Legge Elettorale incentrata su collegi uninominali, in vista di probabili elezioni in autunno.  E’ ben vero che una Legge così formulata certificherebbe ulteriormente una nuova sconfitta per il PD, non peggiore però di quella già subita.

Altra iniziativa quella di proporre una revisione Costituzionale che vada ad ammodernare lo Stato, ridisegnando i ruoli degli Organi Costituzionali: Presidenza della Repubblica, Camere dei Rappresentanti, Regioni.

E’ sotto gli occhi di chi vuol vedere che il ruolo del Capo dello Stato è, nei fatti, divenuto ben diverso da quella funzione notarile assegnatagli dalla Costituzione.  La presenza del Presidente della Repubblica quale attore politico autonomo, pur lodevole sotto molti aspetti, espone il Paese a rischi di possibili distorsioni autoritarie e lo stesso Presidente a pericoli di impeachement, pur restando lo stesso in buona fede. Un falso problema ritengo l’elezione diretta del Capo dello Stato: essenziale la riformulazione delle sue competenze mettendone in chiaro campo di azione e paletti.

In molti lamentano la inadeguatezza del sistema bicamerale perfetto: doppia fiducia al Governo, lentezza nelle decisioni, pletora di Parlamentari.  Si rilanci dunque il tema senza farsi intimorire dal risultato del Referendum: quello era una risposta di odio verso Renzi e del suo errore per non aver consentito lo spacchettamento dei quesiti.  Magari con l’accortezza di non pasticciare sulle competenze, se mai si dovesse arrivare al mantenimento di un sistema bicamerale.

Quanto alle Regioni la priorità dovrebbe andare alla parificazione degli Enti: abolizione dello Statuto Speciale, le cui ragioni storiche sono ampiamente decadute. Maggiori indipendenze ben codificate, passanti attraverso una autonomia impositiva da studiarsi ad hoc, ma con posizione subordinata allo Stato nelle materie concorrenti. In ultimo, ma non ultimo, l’accorpamento degli Enti: è ridicolo tenere in piedi Regioni con 300.000 abitanti, quelli di una città di modeste dimensioni. Si prenda esempio dalla Francia: con la riforma del 2015 le Regioni Metropolitane sono passate a 13 da 22 che erano. Vista l’estensione territoriale più che doppia di tale Paese, penso che 10 Regioni più le 2 isole sarebbero più che congrue per l’Italia.

Dunque rimboccarsi le maniche e avviare iniziative politiche sui grandi temi per il bene dell’Italia: l’Aventino sappiamo tutti come è finito!

11 aprile 2018

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