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UOMINI CHE VORREI NON DIMENTICATI.

Nonno Gino alla scuola Ufficiali.

Scrivo oggi in memoria di due grandi, piccoli uomini per quei nipoti che ancora non ho: che non dimentichino

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Quando, fra non molto, anch’io andrò a raggiungerli, vorrei che almeno i miei figli, ricordassero i loro nonni e che, magari incuriositi da queste modeste note, me ne chiedessero.   Loro, i miei figli, li hanno conosciuti come uomini pratici, un po’ taciturni, schivi come solo i Liguri sono.

UN PICCOLO OPERAIO: MIO PADRE.

E’ la storia di Giovanni Battista (nonno Gianni), un piccolo uomo.  La fabbrica dove era operaio specializzato ad un certo punto fu destinata allo smantellamento per trasferirne i macchinari in Germania e continuare lì la produzione.   Gli operai, compreso mio padre, insorsero e si rifiutarono di procedere allo smantellamento.  Ne seguirono tafferugli ed intervenne la milizia fascista, appoggiata da SS.  Sedarono la rivolta, ma desistettero dall’intento del trasferimento.  Mio padre venne portato via ferito: fuggì dalla camionetta che lo avviava all’ospedale e si detta alla macchia per non essere lui stesso deportato.  Per alcuni mesi fiancheggiò i Gruppi di Azione Patriottica che eseguivano azioni di disturbo e sabotaggio, rientrando alcuni mesi dopo, alla vigilia del 25 in quella fabbrica che già aveva difesa, per impedirne il minamento coi Comitati di Liberazione Nazionale Aziendale (CLNA) come rappresentante di Giustizia e Libertà.

Non capirebbe oggi la furia, che lui chiamerebbe devastatrice, della decrescita felice.  Già! lui aveva una cultura del lavoro che forse non gli è sopravvissuta: chi mi conosce, sa che a me l’ha trasmessa.  Difese la “sua” fabbrica come se fosse stata veramente SUA.

UNO STUDENTE: MIO SUOCERO.

Forse troverete più interessante la storia di Carmelo (nonno Gino),   Allo scoppio della seconda guerra mondiale era Studente Universitario.   Arruolato come soldato semplice col Regio Esercito fu inviato sul fronte Orientale con la VI divisione alpina.  Qui venne promosso sul campo per meriti di combattimento, ricevendo un encomio.  Rientrato in Italia dalla Russia per un parziale congelamento ai piedi, venne nominato Tenente.

Dopo l’8 settembre 1943 inizia il suo avvicinamento a Gruppi di Giustizia e Libertà, che lo porterà dopo poco ad aggregarsi ai Partigiani della Brigata Alpina Alba[1].  Date le sue esperienze precedenti diviene comandante del 1° battaglione, alla testa del quale il 10 ottobre 1944 entrerà in Alba, liberandola dalle truppe fasciste e germaniche che la occupavano.  La Repubblica ebbe vita effimera, cadendo il 2 novembre dello stesso anno.  Nonno Gino divenne, per avvicendamento, Comandante della Brigata, continuando la lotta armata contro colonne tedesche e repubblichine.  La Brigata venne poi incorporata nella VI Divisione Alpina, dove ricoprì l’incarico di Ufficiale di Stato Maggiore fino al 26 aprile 1945[2].

LA MEMORIA.

Sappiate, miei ancor non nati nipoti, che quegli uomini, un po’ burberi, vi hanno molto amati: li ho visti entrambi prima che morissero quando, con occhi pieni di lacrime, volgevano il loro pensiero a voi, i loro nipoti.  Sappiate anche però che sia io che voi potremmo non essere mai stati per i rischi che hanno corso.   Ma loro non si sono rinserrati nei loro gusci, hanno corso rischi, si sono opposti ai soprusi, alle ingiustizie, hanno lottato per un Paese migliore.   A volte bisogna rischiare: per la giustizia, per sopravvivere alla vergogna di aver vissuto come troppo timidi agnelli.  Questa è la miglior eredità che mi hanno lasciata e che io vi lascio affinché la tramandiate a quei miei nipoti che ancora non sono nati.

 

 

 

[1] http://www.italia-resistenza.it/wp-content/uploads/ic/RAV0068570_1950_4-9_02.pdf.

[2] http://www.edizionidelcapricorno.it/product/partigiani-penne-nere/.