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Ursula Von der Leyen Presidente della Commissione Europea?

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Ursula Von der Leyen e Jean-Claude Juncker

Compiacersi per la nomina di una donna al vertice della Commissione o preoccuparsi per la visione politica di cui la persona è portatrice?.

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La prossima settimana dovrebbe essere quella decisiva per la nomina al vertice della Commissione.   Tramontata per l’opposizione del Gruppo di Visegràd la candidatura di Frans Timmermans, socialista Olandese,  tocca ora alla Von der Leyen, CDU tedesca e Merkelliana di ferro.

Questa designazione rischia di incrinare in partenza l’Alleanza Popolari-Socialisti nel Governo della U.E. non tanto per motivi personali (si tratta certamente di una convinta Europeista), quanto per la vaga visione programmatica espressa dalla Leyen su alcuni punti.   Sullo Stato di Diritto, violato nei Paese dell’Est (Ungheria in primis) la Leyen sembra condizionata dall’appoggio concessole da quei Paesi.  Stesso comportamento per quanto riguarda la riforma dei trattati di Dublino sull’immigrazione sui quali la chiusura del Gruppo di Visegràd è netta.

Stesso atteggiamento reticente si ritrova per quanto riguarda la flessibilità di bilancio aggiuntiva, già prevista dalla precedente Commissione, a favore di riforme strutturali: un rigorismo ancora a favore di quei Paesi dell’Est-Europa che traggono dagli attuali bilanci dell’Unione il massimo dei vantaggi.   La sua nomina è quindi “macchiata” da un placet dei “sovranisti”, tanto che anche Salvini sembrerebbe intenzionato a dare indicazioni ai suoi Europarlamentari  per un voto favorevole.

Va peraltro accreditato alla candidata la positiva risposta su clima, maggiore democrazia nella gestione dell’Unione, pronuncia a favore del salario minimo Europeo e di una indennità Europea di disoccupazione.

Il bilancio, pur se non appare positivo nel saldo, lascia aperti spiragli di miglioramento e salva l’alleanza Popolari-Socialisti.  Appare quindi la Leyen come il prezzo del compromesso che ogni coalizione deve pagare e, personalmente, sarei favorevole alla sua nomina, per non ritardare l’effettiva partenza della Commissione e non lasciare che il sovranismo si insinui nella crepa.