VISEGRAD ASPETTA L’ITALIA.

Immagine correlata
Attila un eroe per il Gruppo di Visegràd?

VISEGRAD ASPETTA L’ITALIA.

Cos’è il Gruppo di Visegràd e perché assume questa importanza nel momento che stiamo attraversando.

—–°°°—–

Nel 1991, cioè subito dopo la caduta del muro di Berlino, si costituì fra Polonia,Ungheria, Cecoslovacchia il cosiddetto Gruppo di Visegràd, dal nome della città Ungherese che ne ospitò l’incontro.   Con lo scorporo della Cecoslovacchia anche la Slovacchia autonoma aderì.    Il Gruppo di Visegràd riunisce quattro degli stati post-comunisti più prosperi (ad esclusione della Slovacchia). Scopo originario del Gruppo: promuovere l’integrazione unitaria del gruppo nell’Unione Europea.  Cosa che di fatto avvenne, dopo trattative autonome, non di Gruppo, il 1 maggio 2004.  Il Gruppo ha ora la funzione di cooperazione nel campo della cultura, dell’educazione, della scienza e dell’economia.

Chiunque si interessi minimamente di politica sa anche che in questi Paesi sono stati, e sono tutt’ora, i principali oppositori alla Direttiva UE sul ricollocamento dei migranti giunti in Italia, anche con l’innalzamento dei famosi “muri e reticolati” anti migranti.   Non solo, ma le condizioni interne di questi Paesi hanno in comune una singolare concezione della Democrazia.

IN UNGHERIA il Presidente del Consiglio Victor Orbàn a capo di una formazione di estrema destra  ha riformato l’istruzione, l’informazione (ponendo una Commissione Governativa di Controllo Televisivo), il potere giudiziario (mettendo il CSM Ungherese sotto il controllo del Governo), ha riformato la Banca Centrale Ungherese, prevedendo che la nomina del governatore spetti al Governo. Il tutto palesemente contrario a quanto sottoscritto negli accordi di ingresso alla UE.

LA POLONIA nel 2015 ha svoltato decisamente a destra: l’onda nazionalista e populista ha portato al governo il PiS, Prawo i Sprawiedliwosc, tradotto Libertà e Giustizia, partito guidato da Jarosław Kaczynski. È una formazione di destra conservatrice, clericale, sospettosa dell’Europa; con derive autoritarie che preoccupano Bruxelles. In dicembre il presidente Andrzej Duda ha firmato una legge che, in estrema sintesi, pone la Corte Suprema e altri organi giudiziari sotto il controllo del governo.

REPUBBLICA CECA: il russofilo nazional-populista xenofobo Milos Zeman ha vinto le elezioni dell’ottobre 2017.   Zeman è in sintonia con i leader polacco e magiaro:  tra tutti, il numero uno di Visegràd, è il più russofilo, il più gradito alla Russia di Putin. Zeman dice no alle quote di ripartizione di migranti, chiede un’Europa di nazioni sovrane. Vuole la fine delle sanzioni occidentali contro Mosca per l’annessione della Crimea, punta sui rapporti economici con i russi nonostante la Cechia membro di Ue e Nato sia altamente integrata con le altre economie industriali della Ue. Respingere ogni critica o richiesta della Commissione europea sul rispetto dei valori costitutivi dello Stato di diritto.

SLOVACCHIA: il premier Robert Fico, sospettato di legami con la ‘ndragheta e di essere coinvolto  dallo scandalo seguito all’omicidio del giornalista Jan Kuciak, che su tali legami stava indagando, si è dovuto dimettere. A Fico è succeduto  Peter Pellegrini, anche lui appartenente allo SMER, cioè il partito socialista-populista aderente al Partito Socialista Europeo nonostante la deriva xenofoba, anti islamica e anti-immigrazione e lo stile autoritario dei suoi leader.

Aggiungo due Paesi in quanto sembrerebbero in procinto di entrare nel Gruppo di Visegràd.

In Slovenia le elezioni hanno sancito l’ascesa delle posizioni nazionaliste e conservatrici. Il Partito democratico sloveno (Sds) ha superato il 25% delle preferenze alle politiche anticipate di domenica scorsa; il presidente Borut Pahor ha annunciato che conferirà l’incarico di formare il nuovo governo al leader Janez Jansa. “Anche se non sono soddisfatto, deve essere rispettato il risultato elettorale”, ha detto Pahor. L’Sds è un partito su posizioni anti-migranti e vicine a quelle del premier nazionalista ungherese Viktor Orban.

In Croazia il premier Andrej Plenković, capo dell’unione democratica croata (HDZ) – il partito nazional-conservatore che detiene la maggioranza relativa ed è spesso tentato dal seguire politiche autoritarie e illiberali, ha formato un Governo con il partito popolare Croato (HNS), che ha pagato con una scissione l’alleanza. La Croazia si appresta, attraverso un referendum popolare a limitare la rappresentanza delle minoranze interne, a cominciare da quella Italiana.

A nessuno può sfuggire la vicinanza di questo gruppo di Paesi con le posizioni esplicitate da questo Governo, non dal suo capo Conte, ma da chi comanda: Salvini.  Il Gruppo avrebbe una unità territoriale dal Baltico al Mediterraneo.   Comune denominatore (esclusa la Polonia), le posizioni anti-occidentali e filo Russia, alimentate dai sospetti dei finanziamenti che la Lega avrebbe ricevuto, assieme ad altri vari populisti come la Le Pen, da Putin col disegno di sgretolare l’Unione Europea dall’interno.

Chiudo esponendo consumo individuale attivo in essere nei Paesi del Gruppo (purtroppo sono aggiornate solo al 2016):  fatta 100 la media Europea si hanno i seguenti valori:

Italia :                 98

Polonia:              74

Ungheria:           63

Rep. Ceca:         78

Slovacchia :       76

Slovenia:            76

Croazia:             59

Fonte Eurostat.

Auguri quindi a tutti i populisti di destra o sinistra: se avete votato per loro sapete cosa vi aspetta.

Precedente IL CARRO DEL VINCITORE. Successivo UN RE TRAVICELLO