Crea sito

XI JINPING IN ITALIA.

Immagine correlata
La Cina, secondo i calcoli aggiornati dell’International Comparison Program della Banca Mondiale, potrebbe diventare la maggiore potenza economica del mondo, superando gli Usa già quest’anno.

La firma del memorandum Cina – Italia è una buona notizia?

—–()()()—–

In queste ore sta per essere firmato il Memorandum Of Understanding fra Italia e Cina.  L’Italia è il primo Paese del G7 che firma il BRI – Belt and Road Initiative (Nuove Vie della Seta) -, gigantesco progetto infrastrutturale per la connettività Cina – Eurasia.

L’interscambio fra le 2 economie è sbilanciato 1 a 3 a favore della Cina.  Scopo di questo accordo è quello di riequilibrarlo.   Su questa strada il percorso è stato già avviato per il passato sia dai Governi Berlusconi che Renzi – Gentiloni.

La Cina sta, in questo momento, portando avanti una nuova forma di colonialismo in Africa[1], principale fonte di materie prime.  La potenza industriale Cinese ha bisogno di sbocchi commerciali in Europa.  Ecco qual è, a mio avviso, la ragione del memorandum: con buona pace dei nostri Governanti, Mattarella compreso.

L’Italia con questa firma si pone come testa di ponte della penetrazione Cinese in Europa, accentuando il suo isolamento con gli altri Paesi dell’Unione.  Dovrebbe essere l’UE a trattare con i colossi mondiali: i singoli Stati Europei non hanno la forza per contrapporsi, ma solo possono cedere ai ricatti delle superpotenze in cambio di qualche misero osso[2].

Viene divulgato che l’accordo è solo una cornice, priva di contenuti.  In realtà un contenuto, non adeguatamente evidenziato dai dibattiti incentrati sulle preoccupazioni per la sicurezza, c’è già e sono i Panda Bond[3].   Cassa Depositi e Prestiti, in accordo con la Banca Centrale Cinese,  emetterà in Yuàn obbligazioni volte a finanziare l’insediamento in Cina di aziende Italiane.

Dai nostri palazzi del potere si afferma che ciò servirà a rafforzare il nostro export verso quel Paese.  Temo invece che assisteremo ad una nuova serie di delocalizzazioni che sempre più impoveriranno il nostro tessuto economico e la nostra occupazione.   Le “nostre” aziende potranno avere le risorse finanziarie per produrre in Cina, con mano d’opera a basso prezzo e scarse tutele, il Made in Italy.

 

[1] http://giuli44.altervista.org/crescita-opulenza-decrescita/

[2] https://www.huffingtonpost.it/alberto-saravalle/tutte-le-strade-portano-a-roma-ma-la-via-della-seta-dovrebbe-passare-da-bruxelles_a_23698428/?utm_hp_ref=it-economia.

[3]https://www.huffingtonpost.it/2019/03/22/italia-cina-arrivano-i-panda-bond_a_23698485/.